L’intervista rilasciata dal presidente di Federmeccanica, Bettini, alla rivista Made in Cuneo è destinata a far discutere. Al centro delle sue dichiarazioni c’è il tema degli infortuni sul lavoro, affrontato con un taglio netto e senza mediazioni. Bettini individua un problema strutturale preciso e lo collega direttamente all’organizzazione del sistema produttivo italiano, chiamando in causa le imprese di piccole dimensioni. Ma anche la politica.

La crescita dimensionale come nodo centrale
Nel suo ragionamento, Bettini indica chiaramente dove intervenire: «La crescita dimensionale delle aziende». È qui, spiega, che «si gioca il futuro». Le imprese più strutturate, secondo il presidente di Federmeccanica, garantiscono condizioni migliori anche sul piano della sicurezza.
«Le aziende più grandi hanno meno infortuni, più controlli, più stabilità», perché dispongono di procedure, competenze e strumenti adeguati per prevenire i rischi.
Nel ‘mirino’ le Piccole imprese e Sistema dei controlli
Il passaggio più delicato dell’intervista riguarda proprio le realtà aziendali minori. Bettini afferma che «quelle piccolissime, che lavorano per altre aziende piccole, concentrano i problemi perché manca la struttura del controllo».
È qui che il tema degli infortuni diventa sistemico. Per certi versi le parole di Bettini sembrano essere anche una frecciatina alla politica e al sistema di rappresentanza delle piccole imprese, proprio mentre in queste settimane si ragiona su un DDL per la riforma dell’artigianato che potrebbe portare l’impresa artigiana fino a 49 dipendenti. Un passaggio che rischia di allargare le maglie senza rafforzare i controlli.
Il messaggio alla politica
Nel suo intervento, Bettini allarga poi lo sguardo. «Serve un progetto condiviso», dice, annunciando un confronto con Confindustria, con la politica e di aver già parlato con la Ministra del Lavoro Marina Calderone.
E aggiunge: «Non possiamo più vedere il governo come un bancomat a cui chiedere soldi». Le risorse, sottolinea, vanno usate con criterio e per la riduzione del debito pubblico.
Il filo conduttore dell’intervista si riassume in una frase netta: «Credo che la parola chiave sia responsabilità». Una responsabilità che riguarda tutti gli attori del sistema produttivo, soprattutto quando si parla di sicurezza e di tutela dei lavoratori.


