Dietro la spinta alla previdenza complementare contenuta nella Manovra si muove un disegno che riguarda direttamente migliaia di lavoratori metalmeccanici. Il meccanismo del silenzio-assenso sul Tfr, rafforzato a partire dal 1° luglio 2026 (per i neo-assunti), non è una misura neutra. Incide sul destino del Tfr e sulla struttura stessa dei fondi pensione, mettendo in discussione l’equilibrio costruito negli anni dai fondi negoziali come Cometa.
A questo si aggiunge la norma sulla libera portabilità del contributo del datore di lavoro, che consente di trasferire la quota aziendale verso qualsiasi veicolo previdenziale. Una novità che rompe il legame tra contratto collettivo e fondo negoziale e che, letta insieme al silenzio-assenso, apre spazi rilevanti a fondi aperti, banche e assicurazioni, riducendo il perimetro di tutela costruito dalla contrattazione metalmeccanica.
Il silenzio-assenso e l’adesione automatica dal 2026
Dal 1° luglio 2026, per i neoassunti del settore privato, l’adesione alla previdenza complementare scatterà in modo automatico, con possibilità di rinuncia entro 60 giorni. Un tempo molto più breve rispetto a quello attuale. Questo significa che il Tfr verrà indirizzato ai fondi pensione senza una scelta esplicita del lavoratore.
Nel settore metalmeccanico, dove il Tfr rappresenta una quota rilevante del salario differito, il rischio è che molti operai vengano iscritti senza piena consapevolezza, soprattutto nelle fasi iniziali del rapporto di lavoro.
Perché i fondi negoziali rischiano di essere indeboliti
I fondi negoziali come Cometa sono nati dalla contrattazione collettiva. Sono gestiti da sindacati e imprese e regolati dai CCNL. Finora hanno rappresentato una barriera all’ingresso massiccio di banche e assicurazioni nel risparmio previdenziale dei lavoratori.
La Manovra introduce però un elemento nuovo: la libera portabilità del contributo del datore di lavoro verso qualsiasi veicolo previdenziale. Letta insieme al silenzio-assenso, questa norma apre spazi enormi ai fondi aperti e assicurativi, che potranno intercettare flussi di Tfr e contributi oggi indirizzati ai fondi negoziali.
Il nodo degli “aderenti silenti” e il rischio per i metalmeccanici
Il meccanismo colpisce in particolare gli “aderenti silenti”, cioè i lavoratori che finiscono nella previdenza complementare senza una scelta consapevole. Per molti giovani metalmeccanici, l’adesione automatica diventa una gabbia difficile da scardinare.
A questo si aggiunge la gestione finanziaria prevista per i nuovi iscritti, basata sul cosiddetto life cycle: forte esposizione azionaria all’inizio, ridotta solo con l’avvicinarsi della pensione. Una strategia presentata come moderna, ma che espone il Tfr a rischi elevati, soprattutto in assenza di trasparenza sui risultati reali.
Perché il Tfr perde le sue tutele storiche
Il Tfr lasciato in azienda o nei fondi negoziali gode di tutele precise, comprese garanzie contro le perdite nominali. Con il rafforzamento del silenzio-assenso e la spinta verso la previdenza complementare, queste tutele vengono progressivamente erose.
Per i metalmeccanici iscritti ai fondi negoziali, il rischio non è solo economico. È anche politico e contrattuale. Si passa da un sistema governato dal CCNL a uno sempre più orientato al mercato finanziario, dove le decisioni non sono più nelle mani dei lavoratori e delle loro rappresentanze.


