Negli ultimi mesi, attorno all’ISEE si è creato un mix di dubbi e novità. Da un lato, molte famiglie vogliono capire se Assegno Unico, NASpI e Assegno di Inclusione “fanno salire” l’indicatore. Dall’altro, la Manovra 2026 e le regole già entrate in vigore nel 2025 hanno introdotto correttivi sul patrimonio: titoli di Stato e strumenti postali fino a 50.000 euro esclusi, e una franchigia più alta sulla prima casa, che in alcuni casi arriva a 120.000 euro. In più, si parla di un bonus da 2.500 euro legato al secondo figlio. Mettiamo ordine, punto per punto, con le regole operative.
Assegno Unico: non entra nell’ISEE, ma l’ISEE decide l’importo
L’Assegno Unico non viene conteggiato come reddito nel calcolo ISEE: gli importi incassati non aumentano l’indicatore.
Il collegamento però resta diretto, perché l’ISEE serve a stabilire quanto spetta: con ISEE più basso, l’assegno cresce.
NASpI: è reddito imponibile e quindi incide
Qui la musica cambia. La NASpI è un sostegno alla disoccupazione imponibile IRPEF.
Di conseguenza, va in DSU e incide sul reddito familiare ISEE: può far salire l’indicatore e, a cascata, cambiare importi o accesso ad altre agevolazioni.
Assegno di Inclusione: legato all’ISEE, ma “neutro” nel calcolo
L’Assegno di Inclusione richiede soglie ISEE per entrare, ma la prestazione non viene conteggiata come reddito ISEE.
In pratica: serve l’ISEE per ottenerlo, ma l’ADI non “gonfia” l’indicatore.
Novità ISEE: prima casa a 120.000, titoli esclusi fino a 50.000 e bonus 2.500
Sul patrimonio, due novità pesano davvero. La prima è già operativa: titoli di Stato, buoni fruttiferi postali e libretti postali sono esclusi dal calcolo ISEE fino a 50.000 euro per nucleo.
Poi c’è la prima casa: la franchigia sale in generale a 91.500 euro, ma nelle città metropolitane può arrivare a 120.000 euro (misura mirata, non per tutti). In più, la franchigia aumenta di 2.500 euro per ogni figlio convivente successivo al primo, e l’incremento scatta dal secondo figlio.


