La legge di Bilancio 2026 interviene sul sistema pensionistico con una doppia direzione. Da un lato prepara modifiche strutturali che scatteranno dal 2027, dall’altro segna già nel 2026 la chiusura di alcune vie di uscita anticipata che erano state utilizzate negli ultimi anni. Il risultato è un quadro più rigido, con meno flessibilità e requisiti progressivamente più severi.
Stop a Opzione Donna e Quota 103
Per le lavoratrici, il 2026 segna la fine di Opzione Donna. La misura consentiva l’accesso alla pensione con 35 anni di contributi e almeno 61 anni di età, accettando però il ricalcolo interamente contributivo dell’assegno. Dopo la riforma Monti-Fornero del 2011, questo strumento era diventato sempre più utilizzato, soprattutto quando fino al 2021 bastavano 58 anni di età (59 per le autonome). Dal 2022 i requisiti sono stati progressivamente irrigiditi, fino alla mancata proroga definitiva. Resta salvo il diritto per chi ha maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2024.
Viene meno anche la pensione anticipata flessibile, nota come Quota 103, che permetteva l’uscita con 62 anni di età e 41 anni di contributi. Dal 2024 il trattamento era già stato reso contributivo e soggetto a un tetto temporaneo pari a quattro volte il minimo. Anche qui, chi ha raggiunto i requisiti entro il 31 dicembre 2025 mantiene l’accesso.
Ape sociale confermata
Diversa la scelta sull’Ape sociale, che resta in vigore. È accessibile dai 63 anni e cinque mesi con almeno 30 anni di contributi per disoccupati, caregiver e invalidi civili. Per chi svolge lavori gravosi il requisito sale a 36 anni. Le lavoratrici possono beneficiare di una riduzione contributiva di un anno per ogni figlio, fino a un massimo di due.
Adeguamenti alla speranza di vita dal 2027
Dal 2027 torneranno gli adeguamenti alla speranza di vita. L’aumento sarà di un mese nel 2027 e di altri due mesi dal 2028. La pensione di vecchiaia richiederà quindi 67 anni e un mese nel 2027 e 67 anni e tre mesi dal 2028. Restano esclusi da questi incrementi i lavoratori gravosi e usuranti, che potranno accedere con 66 anni e sette mesi, oltre a specifiche categorie di lavoratori precoci.


