La fotografia dell’industria italiana tracciata da Ferdinando Uliano, segretario generale della Fim-Cisl, è netta e senza sconti. Nell’intervista rilasciata a il manifesto, Uliano boccia l’approccio dell’esecutivo guidato da Giorgio Meloni: “La situazione industriale è critica e non si liquida con una battuta”, afferma, criticando il tono e l’assenza di una strategia strutturale emersa dalla conferenza stampa di fine anno della premier.
Secondo il sindacalista, il governo appare assente sui nodi fondamentali della politica industriale, mentre il sistema produttivo continua a indebolirsi.
Automotive e siderurgia: i settori simbolo della crisi
Uliano individua nell’automotive uno dei segnali più evidenti della crisi. Il dato è emblematico: “Oggi Stellantis produce in Italia meno veicoli che nel 1954”, ricorda, sottolineando come l’obiettivo del milione di auto indicato dal governo sia ormai lontanissimo.
Non va meglio alla siderurgia, con l’ex Ilva al centro delle preoccupazioni. “L’attività negli stabilimenti si è ridotta e siamo passati da 3.200 a 6mila lavoratori in cassa integrazione, senza vedere una via di uscita”, denuncia Uliano, parlando apertamente di emergenza occupazionale e industriale.
Occupazione in affanno e vertenze invisibili
Accanto ai grandi dossier, il segretario Fim-Cisl richiama l’attenzione sulle vertenze che non fanno notizia. “I licenziamenti stanno aumentando”, avverte, in un contesto segnato da tensioni geopolitiche, dazi e catene di fornitura sempre più fragili. In questo scenario, per Uliano, lo Stato non può restare fuori dall’economia.
Le risposte che non arrivano e il nodo del post-Pnrr
Il sindacato chiede da mesi un confronto diretto con Palazzo Chigi. “Con Fiom e Uilm chiediamo un incontro con la premier, ma non abbiamo ancora ricevuto risposta”, accusa Uliano. Uno stallo che pesa soprattutto in vista della fine del Pnrr: “Senza una nuova politica espansiva il sistema industriale rischia di andare ancora più in difficoltà”.
Per la Fim-Cisl, senza investimenti civili, crescita e industria, non ci sarà neppure recupero salariale né tutela dell’occupazione.


