In molte fabbriche e officine se ne parla poco, ma riguarda da vicino tanti lavoratori: le festività soppresse. Una recente decisione della Cassazione ha chiarito che questi giorni non sono “extra” qualsiasi, ma veri giorni di ferie, con effetti concreti anche sulla busta paga.
Festività soppresse: quali sono
Le festività soppresse sono festività civili o religiose riconosciute in passato ai lavoratori ai sensi della legge 260/1949 e che sono state successivamente abrogate. Si tratta di:
- San Giuseppe (19 marzo),
- Ascensione (si celebra 40 giorni dopo la Pasqua, di giovedì),
- Corpus Domini (cade 60 giorni dopo la Pasqua),
- Santi Apostoli Pietro e Paolo (29 giugno).
Oggi, nella pratica, corrispondono a 32 ore complessive (quindi 4 giorni da 8 ore) considerate lavorative a tutti gli effetti. Godono comunque di un trattamento particolare rispetto alle giornate di lavoro ordinario.
Non sono permessi: sono ferie vere e proprie
Per anni, nelle aziende metalmeccaniche, queste 4 giornate sono state gestite in modi diversi: a volte come permessi, altre come ore da recuperare.
Con l’ordinanza n. 5051/26 pubblicata lo scorso 6 marzo, la Cassazione ha chiarito un punto fondamentale: le festività soppresse devono essere considerate ferie a tutti gli effetti.
Questo significa che:
- hanno lo stesso valore delle ferie annuali,
- non possono essere trattate come giorni “di serie B”,
- devono garantire le stesse tutele economiche.
Il caso nasce nella sanità, ma vale anche in fabbrica
La decisione riguarda un contenzioso nel settore sanitario, quindi medici e infermieri del Servizio Sanitario Nazionale. Ma il principio stabilito vale per tutti: quando un giorno di riposo è equiparato alle ferie, il lavoratore non può essere pagato meno.
E questo può riguardare anche chi lavora in officina, in produzione o su turni, dove spesso queste giornate vengono gestite in modo poco chiaro.
Busta paga: quanto devono valere questi giorni
Il punto più importante per molti operai è uno: quanto contano in busta paga.
Secondo la Cassazione, quando si prende uno di questi giorni, la paga deve essere la stessa di una giornata lavorata, quindi vanno considerate tutte le voci legate al lavoro.
Questo include, ad esempio:
- indennità di turno,
- maggiorazioni,
- compensi legati all’organizzazione del lavoro.
In pratica, stare a casa in uno di questi giorni non deve far perdere soldi.
Se non li usi, non li perdi
Un altro aspetto importante riguarda i giorni non utilizzati. Spesso capita che in fabbrica, tra turni e produzione, non si riescano a prendere tutte le giornate.
Con questa interpretazione, le festività soppresse valgono proprio come giorni di ferie, quindi:
- non possono andare persi automaticamente,
- devono essere pagati alla fine del rapporto di lavoro.
L’azienda che non intende versare l’indennizzo per la mancata fruizione dei giorni di riposo deve dimostrare di aver messo il dipendente nelle condizioni di usarli. Se non lo fa, il diritto al pagamento resta.
Banca ore e riduzione dell’orario
In molte ditte metalmeccaniche, questi 4 giorni non figurano come ferie vere e proprie. Piuttosto, rientrano nella cosiddetta banca ore.
Ciò significa che in base a degli accordi aziendali interni le 32 ore totali vengono recuperate spalmandole sull’orario di lavoro. Ad esempio:
- lavorando un’ora in meno a settimana,
- o uscendo anticipatamente in alcuni giorni.
Fino a che le 32 ore non sono totalmente esaurite.
Perché questa novità è importante anche per gli operai
Le festività soppresse diventano ferie a tutti gli effetti, anche se il caso nasce nella sanità. Per chi lavora in fabbrica significa una cosa semplice: quelle ore valgono come ferie vere, e devono essere pagate come tali. Quindi stessa paga delle giornate lavorate, niente perdite economiche e diritto al pagamento se non vengono utilizzate.
Un cambiamento che può incidere davvero sulla busta paga e sull’organizzazione del lavoro.


