domenica, Aprile 19, 2026

Aumento di 100 Euro Metalmeccanici Confapi: Perché Non Scatta la Detassazione al 5%

L’aumento complessivo di 100 euro previsto dall’accordo del 24 luglio 2025 per i metalmeccanici della piccola industria non beneficerà, almeno per ora, della detassazione al 5% introdotta dalla Legge di Bilancio 2026. Una conclusione che sta emergendo con sempre maggiore chiarezza anche alla luce delle interpretazioni fornite dagli esperti fiscali.

Come sono strutturati i 100 euro di aumento

L’intesa del 24 luglio 2025, firmata da Unionmeccanica Confapi e sindacati, prevede un incremento complessivo dei minimi pari a 100 euro al livello 5°.

L’aumento è suddiviso in tre tranche:

– 27,90 euro da giugno 2025

– 22,10 euro da settembre 2025

– 50 euro da giugno 2026

All’interno di questi 100 euro è già compreso anche l’adeguamento IPCA di giugno 2025. Questo elemento è decisivo, perché lega l’incremento a un meccanismo già previsto dal precedente contratto del 2021.

Perché non si tratta di un vero rinnovo contrattuale

La normativa sulla detassazione richiede che gli aumenti derivino da rinnovi contrattuali firmati tra il 2024 e il 2026. Tuttavia, l’accordo del 24 luglio 2025 non viene considerato un rinnovo pieno.

Le stesse Parti lo collocano “nelle more” del rinnovo complessivo del contratto, ancora in trattativa. Inoltre, una parte dell’aumento – quella di settembre 2025 – viene definita esplicitamente come “anticipata”.

Questo significa che l’accordo ha natura transitoria e non definitiva.

Il chiarimento: niente detassazione anche sull’accordo 2025

Secondo “L’Esperto Risponde” de Il Sole 24 Ore, la detassazione al 5% non deve essere applicata neppure a questi aumenti.

Il motivo è legato proprio alla natura dell’intesa: “pur presentando alcuni tratti formali propri dei rinnovi, si qualifica sostanzialmente come accordo ponte a contenuto transitorio”.

Di conseguenza, mancherebbe il requisito richiesto dalla legge per applicare l’imposta sostitutiva.

Per questo, in attesa di eventuali chiarimenti ufficiali dell’Agenzia delle Entrate, la soluzione più prudente – secondo questi consulenti del lavoro – resta quella di tassare gli aumenti con le aliquote ordinarie IRPEF.

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