lunedì, Luglio 27, 2026

Ex Ilva, cassa integrazione fino al 2027 ma senza copertura: cresce l’allarme tra i lavoratori

Si è concluso al ministero del Lavoro l’incontro sulla proroga della cassa integrazione straordinaria per 4.450 lavoratori dell’ex Ilva. La misura è stata confermata fino a febbraio 2027, ma restano forti incertezze economiche già a partire da ottobre 2026.

La procedura è stata chiusa senza accordo con i sindacati, replicando quanto già avvenuto in passato. Si tratta di circa il 50% della forza lavoro coinvolta negli ammortizzatori sociali.

Copertura solo fino a ottobre: rischio tagli agli stipendi

Il nodo principale riguarda le risorse. I fondi stanziati, pari a 11,4 milioni di euro con il decreto Ilva del 1° dicembre 2025, garantiscono l’integrazione salariale al 70% solo fino a ottobre 2026.

Senza un rifinanziamento, i lavoratori in cassa vedranno ridursi ulteriormente il proprio reddito. Una prospettiva pesante, considerando che molti operai convivono con gli ammortizzatori sociali da oltre 10 anni.

La speranza è legata alla ripartenza dell’altoforno 4 prevista a giugno, che potrebbe ridurre il numero di lavoratori coinvolti.

Sindacati all’attacco: “Fallimento del Governo”

Durissime le parole di Guglielmo Gambardella, segretario nazionale Uilm: “Non abbiamo ottenuto neanche la copertura per tutta la durata della nuova Cigs. Il Governo aveva promesso un tavolo a Palazzo Chigi entro marzo, ma non è mai stato convocato”.

Secondo il sindacato, la proroga senza accordo “certifica il fallimento del Governo nel rilanciare l’ex Ilva”. Acciaierie d’Italia, ancora in amministrazione straordinaria, continua a operare con risorse limitate, senza investimenti adeguati su impianti, sicurezza e ambiente.

Anche dalla Fiom arrivano critiche. Il coordinatore nazionale Loris Scarpa parla di una situazione senza prospettive e chiede una svolta pubblica nella gestione.

Nazionalizzazione e piano industriale: le richieste

I sindacati chiedono una nazionalizzazione temporanea per salvare il gruppo siderurgico e rilanciare la produzione. Sullo sfondo resta l’incertezza sulla cessione degli impianti, promessa entro aprile ma ancora ferma.

Intanto, negli stabilimenti – a partire da Taranto – si segnalano aree ferme per problemi di sicurezza e una produzione ridotta al minimo.

Per i lavoratori, quindi, resta una certezza: la cassa integrazione continuerà. Ma senza garanzie economiche piene e senza un piano industriale concreto, cresce il timore di un lento declino senza soluzione.

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