In un periodo in cui il caro vita ha messo sotto pressione milioni di famiglie, c’è un dato che sta attirando l’attenzione del mondo del lavoro. Un aumento inizialmente previsto in poco più di cento euro si è trasformato in una crescita quasi tripla grazie a un sistema pensato per difendere il potere d’acquisto dei lavoratori metalmeccanici. Un risultato che, secondo Fim Cisl, dimostra come le retribuzioni possano essere tutelate anche nei momenti più difficili per l’economia.
Il tema è stato al centro dell’intervento del segretario generale del sindacato, Ferdinando Uliano, durante la Prima Giornata della Contrattazione Collettiva organizzata da ADAPT a Roma.
Come gli aumenti sono passati da 112 a 310 euro
Il dato più significativo emerso dall’intervento riguarda proprio gli aumenti salariali ottenuti dai metalmeccanici grazie al rinnovo del contratto.
Secondo Uliano, il contratto collettivo ha dimostrato una particolare efficacia nel proteggere gli stipendi dall’inflazione. Come scritto nel comunicato stampa rilasciato l’11 giugno, “grazie al meccanismo di adeguamento previsto dal contratto, un incremento inizialmente stimato in 112 euro si è trasformato in un aumento complessivo di 310 euro“.
Il principio è semplice: quando il costo della vita cresce più del previsto, il sistema consente di recuperare l’erosione del potere d’acquisto senza attendere la scadenza del contratto nazionale e, di conseguenza, il rinnovo successivo.
Per i lavoratori questo significa avere una maggiore tutela rispetto agli effetti dell’inflazione sulle buste paga.
Perché la FIM-CISL punta sulla contrattazione e non sul salario minimo
Nel suo intervento, il leader della FIM-CISL ha ribadito una posizione che il sindacato sostiene da tempo. Secondo Uliano, gli aumenti salariali devono passare principalmente attraverso la contrattazione collettiva e il rinnovo dei contratti nazionali, piuttosto che attraverso l’introduzione di un salario minimo fissato per legge.
La tesi sostenuta dal sindacato è che la contrattazione permetta di adeguare gli stipendi alle caratteristiche dei diversi settori produttivi e di garantire una maggiore capacità di recupero dell’inflazione. L’esempio degli aumenti passati da 112 a 310 euro viene indicato proprio come una dimostrazione concreta dell’efficacia di questo modello.
Non solo stipendi: al centro anche diritti e partecipazione
Per la FIM-CISL la contrattazione non riguarda esclusivamente la retribuzione. Attraverso gli accordi tra imprese e sindacati vengono infatti disciplinati anche aspetti come:
- formazione professionale;
- welfare aziendale;
- salute e sicurezza sul lavoro;
- organizzazione del lavoro;
- stabilizzazione dei contratti;
- partecipazione dei lavoratori alle scelte aziendali.
Secondo Uliano, la contrattazione deve continuare a svolgere un ruolo centrale anche nelle grandi trasformazioni che stanno interessando il mondo produttivo.
Contratti pirata nel mirino: perché il sindacato chiede regole più rigide
Un altro tema centrale riguarda il fenomeno dei cosiddetti contratti pirata. Si tratta di contratti collettivi sottoscritti da organizzazioni poco rappresentative che spesso prevedono salari e tutele inferiori rispetto a quelli garantiti dai principali contratti nazionali.
Secondo Uliano, il proliferare di questi accordi rischia di alimentare una competizione al ribasso che penalizza lavoratori e imprese corrette. “Abbiamo troppi contratti e “contrattini” che hanno come unico obiettivo quello di abbassare salari e diritti. In questa rincorsa verso il basso non possiamo far finta di nulla. Bisogna intervenire, rafforzando la rappresentanza ed eliminando gli abusi” si legge nel comunicato.
Per questo motivo il sindacato chiede interventi in grado di rafforzare la rappresentanza e limitare gli abusi che possono generare dumping salariale e contrattuale. “Il contratto nazionale, secondo Uliano, deve agire come volano per estendere la copertura del secondo livello a quote sempre più ampie di lavoratori. La contrattazione deve inoltre diventare il terreno privilegiato per sanare piaghe storiche, come il divario salariale di genere, governando la formazione e l’inquadramento, introducendo risposte concrete e tutele mirate“.
Il salario giusto e il ruolo del TEC contro il dumping contrattuale
La battaglia contro i contratti pirata potrebbe presto ricevere un nuovo strumento normativo. Nei giorni scorsi la Camera ha infatti approvato il decreto sul cosiddetto “salario giusto”, ora atteso al passaggio definitivo in Senato.
Se il provvedimento verrà convertito in legge, il parametro di riferimento diventerà il Trattamento Economico Complessivo (TEC), cioè l’insieme delle componenti economiche previste dai contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative. Nel TEC, infatti, rientrano non soltanto lo stipendio base, ma anche tredicesima, quattordicesima, indennità fisse e altre componenti retributive.
Le aziende che vorranno accedere ai bonus per le assunzioni di giovani, donne e lavoratori nelle Zone Economiche Speciali dovranno garantire un trattamento economico almeno equivalente a quello individuato dal TEC.
Proprio questo meccanismo potrebbe contribuire a contrastare i contratti con retribuzioni inferiori agli standard di settore, rafforzando ulteriormente il ruolo della contrattazione collettiva nel determinare salari e diritti dei lavoratori.


