Il Parlamento greco ha dato il via libera a una normativa che permette di lavorare fino a 13 ore al giorno, per un massimo di 37 giorni all’anno, nella sfera privata.
È un “primato” nel contesto europeo: nessuno Stato dell’Unione ha finora disciplinato per legge un orario giornaliero così esteso. Il provvedimento, fortemente voluto dal governo di Nea Dimokratia e promosso dalla ministra del Lavoro Niki Kerameos, è stato accusato da sindacati e opposizione di introdurre una forma legalizzata di sfruttamento.
La novità riguarda tutti i settori, dalla metalmeccanica fino al turismo, che in Grecia produce il 15% del PIL.
Orari “volontari” ma con molti rischi
Secondo la legge, lo straordinario potrà essere attivato solo con il consenso del lavoratore e sarà retribuito con un plus del 40%. Di fatto una maggiorazione per ogni ora che supera le 8 fino ad arrivare alle 13 ore. Tuttavia, in una realtà con salari modesti e poca tutela, il cosiddetto “volontario” rischia di essere un obbligo implicito. Il governo promette un “centralino dedicato” per segnalare eventuali pressioni, ma i critici dubitano che i lavoratori si sentiranno liberi di usarlo.
Proteste ignorate, opposizione in rivolta
La riforma ha suscitato forti reazioni: due scioperi generali paralizzati, cortei in numerose città e la protesta dei deputati di Syriza, che hanno abbandonato i seggi prima del voto. Per loro, si tratta di una legge che cancella decenni di diritti: «Non possiamo accettare una legge-mostro che annulla le conquiste sindacali», ha ammonito il portavoce Christos Giannoulis. La Gsee, grande confederazione greca, denuncia che questa misura rompe l’equilibrio tra vita privata e lavoro e punta a dare alle imprese una patente di impunità.
Il confronto con l’Italia: orari italiani vincolati dal Contratto metalmeccanici
In Italia, la disciplina dell’orario di lavoro è regolata da leggi nazionali come il d.lgs. 66/2003 e, soprattutto, dai contratti collettivi nazionali. Nel CCNL Metalmeccanica (industria metalmeccanica e impianti), l’orario ordinario è generalmente fissato a 40 ore settimanali su 5 giorni.
Inoltre, il contratto stabilisce limiti specifici per lo straordinario: ad esempio sono previsti massimo 2 ore di straordinario al giorno come regola comune. Poi ci sono le deroghe previste dalla contrattazione collettiva di secondo livello che consente il lavoro multiperiodale (o altre forme di flessibilità), come alternanza di periodi di maggiore e minore impegno.
Sempre il contratto impone un riposo giornaliero minimo di 11 ore consecutive ogni 24 ore (per tutelare la salute fisica e psicologica dei lavoratori).
Il rischio di una deriva
Mentre in Grecia si tenta di trasformare in legge norme eccezionali, in Italia il sistema si basa su un equilibrio negoziale: contrattazione, limiti legali e diritti ridondanti. Se la misura greca dovesse affermarsi come modello, potrebbe accendere un confronto anche nei Paesi dove la contrattazione è forte. P
er ora, però, rimane una forma estrema di spinta al caporalato legale, accettata in nome della “flessibilità”. Sindacati e cittadinanza dovranno vigilare: dove finisce la flessibilità e inizia lo sfruttamento?


