domenica, Ottobre 11, 2026

Riello, cresce la tensione: vendita slitta al 2026, sindacati infuriati con Carrier

Incontro ad alta tensione al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, lo scorso 23 ottobre quando si è svolto l’aggiornamento del tavolo dedicato al gruppo Riello, azienda strategica nel settore del riscaldamento e delle tecnologie energetiche in procinto di essere venduta.

L’incontro, richiesto da Fim, Fiom e Uilm, ha visto la partecipazione del CEO Anthony Brennan, delle Regioni Veneto e Lombardia, della Provincia di Lecco e del Sindaco di Legnago (Vr).

Nonostante l’attenzione del Ministero e il clima di attesa tra i lavoratori, il confronto si è chiuso con un nulla di fatto. Dalla delegazione aziendale non sono arrivate nuove informazioni rispetto ai precedenti incontri circa i contorni e le conseguenze occupazionali della vendita. L’unica novità comunicata riguarda lo slittamento della cessione del gruppo al 2026.

Carrier conferma la vendita, ma non spiega come

La multinazionale americana Carrier, proprietaria del gruppo Riello, ha ribadito la volontà di cedere l’intero pacchetto entro il 2026 a un investitore “in grado di potenziare le già ottime performance economiche e di prodotto”.

Tuttavia, la comunicazione si è fermata qui. Nessun dettaglio è stato fornito su chi siano i potenziali acquirenti, quali garanzie occupazionali verranno imposte, né quali investimenti industriali siano previsti per i prossimi anni.

Una posizione che, secondo i sindacati, lascia “profondi margini di incertezza” e mina la fiducia dei 1.300 lavoratori del gruppo, di cui circa 600 impiegati in Italia tra Verona, Lecco e Treviso.

Fim Fiom Uilm: “Informazioni insufficienti, serve un cambio di passo”

Le tre sigle metalmeccaniche hanno espresso un giudizio netto: “Le informazioni ricevute sono del tutto insufficienti”, scrivono in una nota unitaria.

Le organizzazioni sindacali chiedono a Carrier di rispettare i lavoratori e i territori coinvolti, garantendo piena trasparenza sulle scelte industriali e sui piani di vendita.

Secondo Fim, Fiom e Uilm restano aperti tre punti chiave. In primo luogo, non è chiaro come stia avvenendo la ricerca dei potenziali acquirenti e con quali criteri di selezione. In secondo luogo, non sono state fornite garanzie occupazionali e industriali a tutela dei dipendenti italiani. Infine, manca qualsiasi dettaglio sugli investimenti in prodotto e in processo che dovrebbero sostenere la crescita e la transizione energetica del gruppo.

Per i sindacati, senza risposte su questi aspetti “è impossibile tutelare i lavoratori e pianificare il futuro industriale del gruppo”.

Nuovo incontro a novembre: il Mimit vuole vederci chiaro

Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha confermato la centralità del dossier Riello e la volontà di proseguire il monitoraggio istituzionale.

Per questo è stato già fissato un nuovo incontro nella seconda metà di novembre 2025, durante il quale Carrier dovrà presentare risposte puntuali e documentate.

L’obiettivo, sottolineano dal Mimit, è “garantire la salvaguardia dell’occupazione e la continuità industriale” di un gruppo che rappresenta un punto di riferimento nella transizione energetica italiana.

Ma intanto, nei siti di Legnago, Lecco e Volpago del Montello, la tensione resta altissima. I lavoratori temono che la lunga attesa per la vendita — ora rinviata al 2026 — possa tradursi in una paralisi industriale e in nuovi tagli.

Il messaggio dei sindacati è chiaro: “Carrier deve cambiare passo. Non bastano parole, servono impegni concreti”.

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