L’incontro al Mimit segna un passaggio rilevante per il futuro dell’automotive italiano. Stellantis ha confermato investimenti, aumento della produzione e nuove assunzioni già a partire dal 2026, ribadendo il ruolo centrale dell’Italia nella strategia europea del gruppo. Un segnale atteso, che arriva dopo mesi di tensioni occupazionali e ampio ricorso agli ammortizzatori sociali.
Investimenti confermati e riduzione della cassa integrazione
Durante il tavolo automotive al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, secondo quanto riporta il quotidiano Milano Finanza, l’azienda ha confermato un cambio di passo sul fronte industriale.
L’obiettivo è duplice: da un lato sostenere la ripresa produttiva degli stabilimenti italiani, dall’altro ridurre progressivamente il ricorso alla cassa integrazione. La strategia passa attraverso l’aumento dei volumi e una maggiore saturazione degli impianti, con effetti diretti sull’occupazione.
Mirafiori, Melfi e Atessa al centro della strategia
I principali stabilimenti italiani tornano protagonisti. A Mirafiori la produzione ha registrato un aumento di quasi il 28%, trainata dall’avvio della nuova Fiat 500 ibrida.
A Melfi è previsto il riavvio del secondo turno produttivo per far fronte alla domanda della nuova Jeep Compass, mentre nello stabilimento di Atessa è programmata la ripartenza parziale del terzo turno. Quest’ultimo intervento consentirà di aumentare la capacità produttiva di circa 200 veicoli al giorno, rafforzando il polo abruzzese dei veicoli commerciali.
Nuove assunzioni e prospettive occupazionali
La crescita produttiva sarà accompagnata da nuove assunzioni. Stellantis ha annunciato l’ingresso di oltre 500 nuovi lavoratori nel 2026, di cui più di 400 a Mirafiori, in vista dell’attivazione del secondo turno legato alla produzione della 500 ibrida. Già dal 2025 è attesa una riduzione degli esuberi temporanei, con un impatto positivo sulla stabilità occupazionale.
L’urgenza di un piano per la competitività
Secondo Emanuele Capellano, responsabile delle attività europee del gruppo, per tornare a una crescita sostenibile serve un vero piano per la competitività dell’automotive italiano. La richiesta è chiara: agire subito, rivedere le regole europee e intervenire in modo prioritario sul comparto dei veicoli commerciali, considerato strategico per l’intera filiera industriale.


