martedì, Aprile 21, 2026

Mobilità in Deroga Estesa al 2026: una Boccata d’Ossigeno per i Metalmeccanici delle Aree di Crisi

Nuovo intervento sugli ammortizzatori sociali per i territori industriali più fragili. Con un emendamento al decreto Milleproroghe viene estesa anche al 2026 la possibilità di ricorrere alla mobilità in deroga nelle aree di crisi industriale complessa. Il trattamento potrà durare fino a 12 mesi ed è subordinato all’attivazione di misure di politica attiva del lavoro.

La modifica si inserisce nel quadro della manovra 2026 e permette di utilizzare a questo scopo i 100 milioni di euro già previsti dalla legge di bilancio per completare i piani di recupero occupazionale nelle aree di crisi. Le risorse, dunque, non serviranno soltanto per la Cigs ma anche per finanziare la mobilità in deroga, ampliando gli strumenti di tutela disponibili sul versante delle indennità e della contribuzione figurativa dei lavoratori.

Chi riguarda davvero la proroga

Dietro i numeri ci sono storie precise. Una parte significativa dei beneficiari è composta da lavoratori metalmeccanici espulsi dalle piccole e medie imprese circa dieci anni fa, prima della soppressione definitiva della mobilità ordinaria. Si tratta di operai e tecnici che hanno vissuto chiusure, fallimenti o ridimensionamenti produttivi nel pieno della lunga crisi industriale.

Molti di loro operavano in filiere come automotive, elettrodomestico, siderurgia e meccanica di precisione. Con la scomparsa della mobilità tradizionale, la deroga è rimasta uno degli ultimi strumenti per evitare un vuoto totale di protezione.

Tutte le aree coinvolte

La misura riguarda tutte le Aree di crisi industriale complessa riconosciute a livello nazionale:

Abruzzo (Val Vibrata – Valle del Tronto – Piceno); Basilicata (Melfi); Campania (Acerra-Marcianise-Airola; Torre Annunziata-Castellammare; Battipaglia-Solofra); Friuli Venezia Giulia (Trieste); Lazio (Rieti e Frosinone); Liguria (Savona); Marche (Fabriano e area A. Merloni); Molise (Venafro, Bojano, Campochiaro); Piemonte (Torino); Puglia (Taranto); Sardegna (Portovesme – Sulcis Iglesiente); Sicilia (Gela e Termini Imerese); Toscana (Piombino); Umbria (Terni-Narni); Veneto (Porto Marghera – Venezia).

Le reazioni di politica e sindacati

Il ministro del Lavoro Marina Calderone parla di misura attesa e necessaria per sostenere territori colpiti da crisi profonde. Walter Rizzetto, presidente della Commissione Lavoro della Camera, sottolinea che si evitano ricadute sociali sulle famiglie. Anche la Cisl, con Mattia Pirulli, esprime soddisfazione: senza proroga, circa 10.000 lavoratori complessivi avrebbero rischiato di restare senza tutela.

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