Il piano “FastLane 2030” presentato da Antonio Filosa ha definito gran parte della strategia industriale di Stellantis per l’Italia, ma all’appello continuano a mancare indicazioni precise per Cassino e Termoli. Proprio i due stabilimenti sono diventati il punto centrale delle preoccupazioni sindacali dopo l’Investor Day organizzato ad Auburn Hills.
Il gruppo ha annunciato investimenti complessivi per 60 miliardi di euro entro il 2030, oltre 60 lanci tra nuovi modelli e aggiornamenti e una riorganizzazione produttiva destinata ad aumentare la saturazione degli impianti dal 60% all’80%. Parallelamente però Stellantis prevede una riduzione della capacità produttiva europea di oltre 800mila vetture, elemento che preoccupa le organizzazioni sindacali italiane.
Cassino ancora senza assegnazioni produttive
Secondo la Uilm, Cassino resta l’unico grande stabilimento italiano senza una missione industriale definita. Durante l’incontro romano organizzato in occasione dell’Investor Day, Stellantis ha spiegato di non essere ancora pronta a presentare un piano operativo per il sito laziale.
Rocco Palombella – segretario generale Uilm – e Gianluca Ficco – segretario nazionale Uilm responsabile del settore auto – hanno sottolineato che l’azienda ha comunque assunto l’impegno a non chiudere la fabbrica e a presentare successivamente un progetto industriale dedicato. Per il momento, però, non sono stati annunciati nuovi modelli, investimenti o tempistiche produttive.
La situazione pesa soprattutto perché Cassino continua a registrare bassi volumi produttivi sulle linee Alfa Romeo Giulia, Stelvio e Maserati Grecale.
Termoli tra motori Euro 7 e incertezze sulla Gigafactory
Anche Termoli resta in una situazione interlocutoria. Stellantis ha confermato l’arrivo dei nuovi cambi e la prosecuzione della produzione del motore GSE FireFly anche nella versione Euro 7.
Non sono invece arrivate novità concrete sul progetto Gigafactory ACC, né sui futuri livelli occupazionali del sito molisano. Secondo la Uilm, proprio il rilancio della motoristica italiana rappresenta uno dei punti critici del piano Filosa.
Nel frattempo il gruppo ha confermato investimenti e nuovi modelli per Pomigliano, Melfi, Atessa, Torino e Modena, aumentando ulteriormente l’attenzione sindacale sui due stabilimenti ancora senza una prospettiva completa fino al 2030.


