Gli anni trascorsi ad assistere un familiare anziano, disabile o non autosufficiente potrebbero essere riconosciuti ai fini della pensione. È una delle indicazioni più rilevanti contenute nella risoluzione approvata dal Parlamento europeo per rafforzare le politiche di assistenza nell’Unione.
L’intervento riguarda soprattutto i caregiver familiari, cioè le persone che si occupano gratuitamente e con continuità di un genitore, un figlio, il coniuge o un altro parente che non riesce a provvedere autonomamente alle proprie necessità.
Il Parlamento europeo chiede che questa attività non rimanga priva di effetti previdenziali, considerando che spesso chi assiste è costretto a ridurre l’orario di lavoro, passare al part-time o abbandonare completamente l’occupazione.
Gli anni di assistenza potrebbero non essere più persi
Il problema principale riguarda i vuoti contributivi. Chi lascia il lavoro per dedicarsi alla cura di un familiare smette infatti di versare contributi o ne versa in misura inferiore. Le conseguenze possono emergere dopo molti anni: pensione più bassa oppure mancato raggiungimento dei requisiti necessari per uscire dal lavoro.
La risoluzione sollecita quindi gli Stati membri a includere i caregiver informali nei sistemi previdenziali e di sicurezza sociale. Una delle possibili soluzioni è il riconoscimento di contributi figurativi o crediti pensionistici per i periodi dedicati all’assistenza.
In questo modo gli anni di cura potrebbero contribuire sia al raggiungimento dell’anzianità contributiva richiesta sia, a seconda delle regole che saranno adottate, al calcolo dell’importo dell’assegno pensionistico.
Cosa è previsto oggi in Italia
Attualmente una copertura contributiva è riconosciuta soprattutto durante il congedo straordinario retribuito, che può essere utilizzato dai lavoratori dipendenti per assistere familiari con disabilità grave per un massimo complessivo di due anni.
La tutela, però, non copre indistintamente tutti i periodi di assistenza. Chi smette di lavorare senza beneficiare del congedo oppure rimane fuori dal mercato del lavoro per periodi più lunghi rischia di accumulare anni privi di contribuzione.
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La risoluzione europea rappresenta un importante indirizzo politico, ma non modifica direttamente la legislazione italiana e non attribuisce subito nuovi contributi figurativi. Non è quindi possibile presentare una domanda all’INPS sulla base del documento approvato dal Parlamento europeo.
Per rendere effettivo il riconoscimento serviranno successivi provvedimenti europei o una legge italiana che stabilisca beneficiari, durata della copertura, modalità di accredito e conseguenze sul calcolo della pensione.
La prospettiva, tuttavia, è chiara: il lavoro di cura svolto all’interno delle famiglie potrebbe finalmente ottenere un valore previdenziale, evitando che l’assistenza prestata a una persona fragile si trasformi in una penalizzazione permanente sulla pensione.


