La ristrutturazione di Volkswagen potrebbe avere conseguenze molto più pesanti di quanto ipotizzato inizialmente. Secondo il consiglio di fabbrica, organo partecipato anche dai sindacati, considerando gli esuberi già programmati, gli ulteriori tagli allo studio e gli occupati degli stabilimenti in bilico, i posti potenzialmente coinvolti arriverebbero a 140 mila.
Non si tratta, quindi, di 140 mila licenziamenti già decisi. Volkswagen non ha confermato questa cifra e ha precisato che non esistono ancora accordi sui nuovi interventi. Il numero fotografa però la dimensione della vertenza aperta nel gruppo automobilistico.
Blume incontra i lavoratori a Wolfsburg
Oggi, martedì 25 agosto, il ceo Oliver Blume affronta direttamente i dipendenti nello storico impianto di Wolfsburg. Insieme ai vertici del gruppo illustrerà il programma di riduzione dei costi e della capacità produttiva. Seguiranno altre assemblee negli stabilimenti tedeschi.
Secondo quanto riferito dall’agenzia Reuters, la stima sindacale nasce dalla somma di 50 mila uscite già previste, altri 50 mila possibili tagli e circa 40 mila posti collegati alle fabbriche che rischiano di non avere sufficienti prospettive dopo il 2030.
Volkswagen deve recuperare competitività
Il management considera inevitabile una nuova stretta. I costi generali sarebbero superiori di circa il 30% rispetto ad alcuni concorrenti, mentre l’obiettivo è eliminare almeno 10 miliardi di euro di spese e riportare i margini verso il 9%.
Tra le misure allo studio figurano la riduzione di ulteriori 500 mila vetture della capacità produttiva europea, meno livelli dirigenziali e una gamma più contenuta di modelli e allestimenti.
A pesare sono il calo degli utili in Cina, la sovraccapacità europea, gli elevati costi tedeschi e i dazi americani. Sul fronte tecnologico Volkswagen si sta inoltre affidando maggiormente a partner esterni come Rivian e Xpeng per recuperare terreno nel software e nell’auto elettrica.
Sindacati contrari alle chiusure
Le preoccupazioni maggiori riguardano Emden, Hannover, Zwickau, Osnabrück e Neckarsulm. Il consiglio di fabbrica, guidato da Daniela Cavallo (sindacalista di origini italiane), pretende un progetto industriale per ciascun sito e respinge una strategia fondata esclusivamente sulla riduzione dell’occupazione.
Anche Olaf Lies, governatore della Bassa Sassonia e componente del consiglio di sorveglianza, ha chiesto una soluzione capace di evitare la chiusura degli impianti. Il confronto decisivo è atteso il 4 settembre, quando il consiglio di sorveglianza tornerà a esaminare un piano già frenato prima dell’estate.


