Il prezzo del diesel potrebbe restare elevato ancora per un anno, con conseguenze che vanno oltre il costo del pieno. A risentirne sarebbero anche il trasporto delle merci, la produzione industriale e l’agricoltura, fino ai prezzi dei prodotti acquistati dalle famiglie.
È lo scenario illustrato da Gianclaudio Torlizzi, fondatore di T-Commodity, nell’intervista di Paolo Rossetti pubblicata su ItaliaOggi del 3 ottobre 2026, dal titolo “Nafta cara per un altro anno”.
Secondo l’analista, il problema principale è la disponibilità di carburante raffinato: quando il diesel scarseggia, gli effetti si trasmettono all’intera economia.
Perché il diesel potrebbe restare caro
Nell’intervista, Torlizzi collega le difficoltà di approvvigionamento alle conseguenze dei conflitti e ai danni subiti dagli impianti di raffinazione. Il costo del petrolio, quindi, non basta da solo a spiegare quello del gasolio: conta anche quanto carburante può essere prodotto e consegnato.
L’articolo richiama un sondaggio della Federal Reserve di Dallas, secondo cui quasi metà degli operatori interpellati ritiene che i prezzi americani del diesel non torneranno ai livelli del 2025 prima di oltre un anno.
Si tratta di una previsione sul mercato statunitense, non di una scadenza certa per i distributori italiani. Tuttavia, le tensioni internazionali possono ripercuotersi anche sulle forniture europee.
Dal pieno alla spesa: come si trasferiscono i rincari
Il gasolio alimenta camion, trattori, mezzi da cantiere e numerose attività produttive. Un suo aumento rende più costoso trasportare alimenti, materiali e prodotti finiti.
Le imprese possono reagire assorbendo una parte dei maggiori costi, riducendo i margini, oppure trasferendoli sui clienti. Nel secondo caso, la pressione arriva anche ai consumatori.
Per Torlizzi, il rischio è una combinazione di crescita economica più debole e prezzi persistentemente alti. Le aziende con minore capacità finanziaria potrebbero inoltre ridimensionare investimenti e produzione.
Il taglio delle accise basta?
Secondo l’analista, ridurre le accise può alleggerire nell’immediato il prezzo alla pompa, ma non risolve la carenza di prodotto.
Per affrontare le difficoltà servirebbero interventi mirati per autotrasporto, agricoltura e imprese energivore, insieme al controllo delle scorte e al coordinamento europeo.
L’intervista evidenzia anche il rischio di eventuali restrizioni americane alle esportazioni: l’Europa dovrebbe cercare carichi alternativi, affrontando possibili aumenti dei costi di trasporto.
Le misure proposte per proteggere le imprese
Tra le soluzioni indicate figurano liquidità e garanzie alle aziende, diversificazione dei fornitori e investimenti nella raffinazione e nello stoccaggio.
Torlizzi propone anche di sospendere il Green Deal: una posizione dell’intervistato, che lega la sicurezza degli approvvigionamenti alla necessità di mantenere capacità produttiva e infrastrutture energetiche adeguate.


