Il 15 ottobre scorso, il governo ha approvato un disegno di legge che consente ai pensionati di guadagnare fino a 2.000 euro al mese senza pagare tasse, se decidono di restare attivi dopo aver raggiunto l’età pensionabile.
Non siamo in Italia: è successo in Germania.
Il provvedimento, che rientra nel più ampio “Active Pension Plan” voluto dal cancelliere Friedrich Merz, rappresenta una risposta concreta alla carenza di manodopera qualificata e al calo demografico che da anni mette sotto pressione il mercato del lavoro tedesco.
Lavorare dopo la pensione: cosa prevede la nuova legge tedesca
Dal 1° gennaio 2026, tutti i lavoratori che avranno raggiunto i requisiti per la pensione ma che decideranno di continuare a lavorare potranno percepire fino a 2.000 euro al mese completamente esentasse.
L’obiettivo del governo è valorizzare l’esperienza dei lavoratori più anziani e allo stesso tempo tamponare l’uscita di milioni di lavoratori della generazione dei baby boomer, destinati a lasciare il lavoro nei prossimi dieci anni.
Secondo le stime ufficiali:
- La misura interesserà subito 285.000 pensionati attivi;
- Il numero potrebbe salire rapidamente a 340.000 nei prossimi anni.
L’intervento comporterà un minor gettito fiscale di circa 890 milioni di euro l’anno, ma sarà parzialmente compensato dai contributi che continueranno a essere versati da aziende e lavoratori.
Un’opportunità concreta per i pensionati tedeschi
I vantaggi per i pensionati tedeschi che scelgono di prolungare la vita lavorativa sono evidenti:
- Nessuna imposizione fiscale sui primi 2.000 euro di reddito da lavoro al mese.
- Nessuna penalizzazione sulla pensione già maturata.
- Possibilità di continuare a contribuire ai fondi sanitari e previdenziali, rafforzando la copertura sociale.
- Possibilità di mantenere il proprio ruolo professionale nelle imprese.
Per il governo tedesco, si tratta di un’azione “strutturale” per aumentare il tasso di occupazione, rafforzare la competitività delle imprese e favorire la crescita economica. L’obiettivo è mantenere le competenze tecniche e professionali nei luoghi di lavoro anche dopo l’età pensionabile, in particolare nei settori produttivi come quello industriale e manifatturiero.
In Italia c’è il Bonus Giorgetti
Anche l’Italia, come la Germania, ha introdotto una misura per incentivare i lavoratori a rimanere attivi dopo aver maturato i requisiti per la pensione. Si tratta del cosiddetto “Bonus Giorgetti”, in vigore dal 1° settembre 2025, che si ispira al vecchio Bonus Maroni.
L’agevolazione è rivolta ai lavoratori dipendenti, sia pubblici che privati, che hanno già maturato i requisiti per la pensione anticipata – come Quota 103 o la pensione anticipata ordinaria – ma decidono volontariamente di restare al lavoro.
Chi aderisce a questa opzione beneficia di uno sgravio contributivo: la quota di contributi normalmente a carico del lavoratore (pari a circa il 9,19% dello stipendio lordo) non viene più versata all’INPS, ma resta interamente in busta paga, netta e senza imposte. In concreto, questo si traduce in un aumento dello stipendio mensile di circa il 10%, con importi che possono superare i 200 euro netti a seconda del reddito. Il bonus resta attivo finché il lavoratore mantiene i requisiti e non opta per il pensionamento.
Si tratta quindi di un incentivo economico pensato per valorizzare la scelta di proseguire l’attività lavorativa e alleggerire la pressione sul sistema previdenziale, in linea con quanto avviene ora anche in Germania.


