Dopo i dubbi sulla detassazione degli aumenti previsti dal contratto Unionmeccanica, arriva una presa di posizione netta della parte datoriale. Con un nuovo comunicato, Unionmeccanica Confapi interviene per chiarire che l’accordo del 24 luglio 2025 non è “provvisorio”, ma un vero rinnovo: e quindi, secondo questa lettura, gli aumenti devono beneficiare dell’imposta sostitutiva al 5%.
Confapi: “Non è un accordo ponte, ma un rinnovo vero”
La precisazione nasce dopo le interpretazioni circolate nelle ultime settimane, secondo cui gli aumenti da 100 euro non avrebbero diritto alla detassazione prevista dalla Legge di Bilancio 2026.
Unionmeccanica Confapi respinge questa lettura e mette nero su bianco la propria posizione con un comunicato del 29 aprile:

Nel comunicato si legge chiaramente che l’intesa del 24 luglio 2025 “non deve essere considerata un accordo ponte, bensì una vera e propria ridefinizione dei nuovi minimi contrattuali”. E ancora, viene specificato che si tratta a tutti gli effetti di: “un rinnovo contrattuale biennale della parte economica per il periodo 2025-2026”.
Un passaggio chiave, perché proprio la natura di “rinnovo” è il requisito richiesto dalla norma per poter applicare la tassazione agevolata.
Aumenti da 100 euro: perché per Confapi rientrano nel 5%
Nel documento viene ribadito che l’incremento complessivo di 100 euro al 5° livello non è una misura temporanea, ma parte integrante del nuovo assetto retributivo.
In particolare:
- i 50 euro riferiti al 2025 (suddivisi in 27,90 e 22,10 euro)
- e i 50 euro previsti per il 2026
sono considerati a tutti gli effetti aumenti derivanti dal rinnovo contrattuale.
Confapi chiarisce anche un altro punto importante: le quote erogate nel 2025 non possono essere ricondotte alla “coda” del vecchio contratto: “sono parte integrante della nuova struttura dei minimi retributivi e non possono essere ricondotte a regimi di ultrattività”, scrive.
Questo rafforza ulteriormente la tesi secondo cui si tratta di aumenti pienamente validi ai fini fiscali.
Il messaggio a consulenti e uffici paghe
Il comunicato ha anche un obiettivo pratico: orientare chi materialmente gestisce le buste paga. Secondo Unionmeccanica Confapi, infatti, gli aumenti erogati nel 2026 (inclusi quelli legati all’IPCA) “rientrano interamente nel perimetro dell’imposta sostitutiva del 5% stabilita dalla Legge di Bilancio 2026”.
Naturalmente, resta fermo il rispetto dei requisiti di reddito previsti dalla legge per i lavoratori (non superiore a 33.000 euro annui).
Si tratta quindi di un vero e proprio segnale rivolto a consulenti del lavoro e aziende: applicare la detassazione, in linea con questa interpretazione.
Un tema ancora aperto
Nonostante la presa di posizione, la questione non può dirsi del tutto chiusa. Nello stesso comunicato, Confapi precisa che valuterà eventuali ulteriori sviluppi dopo un confronto con gli enti competenti.
Resta quindi da capire se arriveranno chiarimenti ufficiali, in particolare da parte dell’Agenzia delle Entrate, che possano confermare o meno questa impostazione.
Nel frattempo, il tema della detassazione degli aumenti Unionmeccanica resta uno dei punti più delicati per aziende e lavoratori, con effetti concreti direttamente in busta paga.


