C’è un nuovo nome nella complicata partita per il futuro dell’ex Ilva, ma per il momento non c’è ancora un’offerta. È quello di CE Industries, holding industriale con sede a Praga indicata nelle ultime ore come il quarto soggetto potenzialmente interessato agli stabilimenti siderurgici italiani.
Dopo le indiscrezioni, è stata la stessa società ceca a raffreddare le aspettative. Un portavoce ha chiarito che CE Industries non ha depositato alcuna proposta per le attività dell’Ilva di Taranto e che non è stata ancora presa una decisione sulla dimensione di un eventuale intervento. È dunque prematuro, secondo il gruppo, parlare dei contenuti e delle condizioni di una possibile operazione.
Chi è CE Industries
CE Industries è una holding industriale ceca fondata e controllata dall’imprenditore Jaroslav Strnad, che in passato ha creato anche Czechoslovak Group, successivamente trasferito al figlio Michal. CE Industries opera principalmente nei settori ferroviario, energetico e del riciclo, con attività nell’Europa centrale e meridionale e in Nord America.
Particolarmente significativa è l’esperienza nel comparto ferroviario, dove il gruppo segue diverse fasi della vita dei vagoni merci, dalla produzione alla manutenzione. La holding ha inoltre sviluppato attività nel recupero delle materie prime e nell’ingegneria energetica.
Il possibile interesse per l’ex Ilva riguarderebbe soprattutto l’area a freddo, cioè gli impianti che lavorano e trasformano l’acciaio prodotto a monte. Ma proprio su questo punto CE Industries invita alla prudenza: l’interesse non si è ancora trasformato in una proposta vincolante.
La partita per gli stabilimenti
Il gruppo ceco si inserisce in uno scenario nel quale sono già presenti Jindal e la cordata italiana guidata da Federacciai, mentre la posizione di Flacks appare più incerta. La manifestazione d’interesse italiana riguarda l’area a freddo e coinvolge numerose imprese siderurgiche.
Sul futuro degli impianti pesa soprattutto il problema della continuità produttiva. Senza acciaio proveniente dall’area a caldo di Taranto, infatti, anche le lavorazioni successive rischiano di trovarsi senza materiale da trasformare, con conseguenze occupazionali che potrebbero estendersi agli altri stabilimenti del gruppo.
Sul finale della partita incombe infatti la sentenza della Corte d’Appello di Milano che impone lo stop dell’area a caldo di Taranto per ragioni ambientali. I commissari stanno tentando di contrastarne gli effetti attraverso gli strumenti giudiziari disponibili, compresa la richiesta di sospensiva. È proprio questo passaggio a rendere decisivo capire se CE Industries passerà dalle manifestazioni d’interesse a una vera offerta: il destino dell’area a caldo condizionerà inevitabilmente anche il valore e le prospettive dell’intero sistema ex Ilva.

