Quando la guida di un’azienda passa da una generazione all’altra, in gioco c’è anche il futuro di chi ci lavora. Competenze, relazioni e capacità di innovare devono trovare continuità: secondo Antonio Casano, consigliere di Unionmeccanica Torino, un passaggio generazionale non preparato può rendere l’impresa più vulnerabile, con conseguenze che riguardano anche l’occupazione.
Nell’intervista a MetalmeccaniciNews.it, Casano spiega quali difficoltà incontrano le PMI e perché il dialogo tra chi lascia la guida e chi la assume è decisivo per il futuro dell’azienda.
Passaggio generazionale nelle PMI: cosa rischia di andare perso
Perché oggi il passaggio generazionale è diventato così centrale per le PMI italiane?
Perché riguarda la continuità. Le PMI italiane sono in gran parte imprese familiari: hanno costruito valore, competenze e reputazione nel corso di decenni. Ma questo patrimonio non è eterno. Se non viene trasferito con metodo, rischia di disperdersi. Il passaggio generazionale non è un atto formale: è un processo culturale. E quando non viene gestito, diventa una vulnerabilità.
Quali sono, secondo lei, gli elementi più delicati di questo processo?
Il capitale intangibile. Le imprese non sono fatte solo di macchinari e bilanci: sono fatte di valori, relazioni, know-how, cultura del lavoro. La generazione uscente custodisce questo patrimonio. La generazione entrante deve comprenderlo e reinterpretarlo. Il rischio è duplice: da un lato la rigidità che impedisce l’innovazione, dall’altro l’innovazione che cancella l’identità. La continuità si gioca nel punto di equilibrio.
Le nuove generazioni portano un approccio diverso. È un’opportunità o una minaccia?
È un’opportunità, se l’impresa è capace di ascoltare. I giovani portano digitalizzazione, sostenibilità, apertura alle reti, nuovi modelli di leadership. Non sono “mode”: sono risposte alle trasformazioni del mercato. Il problema nasce quando l’innovazione viene percepita come un attacco alla storia aziendale. In realtà, innovare significa essere fedeli al futuro dell’impresa, non tradire il passato.
Ruoli poco chiari e mancanza di un piano: le conseguenze per imprese e occupazione
Quali sono le criticità più frequenti che osserva nelle PMI?
Tre, soprattutto:
- assenza di un piano di successione, che lascia l’impresa scoperta nei momenti decisivi
- ruoli poco chiari, che generano conflitti e rallentano le decisioni
- resistenze culturali, che impediscono di cogliere le opportunità del cambiamento
A volte il problema non è tecnico, ma emotivo: lasciare il timone non è semplice. E prenderlo non è meno difficile.
Quando il passaggio generazionale funziona, cosa succede?
Succede che l’impresa accelera. Le PMI che gestiscono bene il passaggio generazionale diventano più moderne, più attrattive, più resilienti. La generazione uscente offre esperienza e visione; quella entrante porta nuove competenze e nuovi linguaggi. Quando queste due energie dialogano, l’impresa cresce. Non cambia identità: la evolve.
Lei sostiene che il passaggio generazionale non è solo un tema aziendale, ma nazionale. Perché?
Perché la competitività del Paese dipende dalle PMI. Se le imprese non riescono a garantire continuità, perdiamo produttività, innovazione, occupazione. Il passaggio generazionale è una questione strategica: riguarda la tenuta dei territori, la capacità di trattenere talenti, la solidità del nostro sistema industriale. Non è un tema privato: è un tema di politica economica.
In una frase: cosa significa davvero “passaggio generazionale”?
Significa trasformare un’eredità in una direzione. Non è un cambio di persona: è un progetto di futuro.


