Uno straordinario conteggiato due volte, un premio duplicato o una maggiorazione non dovuta possono far aumentare lo stipendio del metalmeccanico. Quando l’azienda scopre l’errore, può chiedere la restituzione della somma, ma deve dimostrare il pagamento indebito e spiegare come ha calcolato l’importo.
Non può quindi limitarsi a inserire una trattenuta in busta paga senza una causale comprensibile e un conteggio verificabile.
Quando il lavoratore deve restituire lo stipendio
La regola deriva dall’articolo 2033 del Codice civile: chi ha eseguito un pagamento non dovuto ha diritto di ottenerne la restituzione.
Il recupero può riguardare:
- straordinari conteggiati due volte;
- premi o anticipi duplicati;
- maggiorazioni riconosciute per errore;
- indennità pagate oltre il periodo previsto;
- altri errori nell’elaborazione del cedolino.
Prima di chiedere la restituzione, l’azienda deve però verificare che la somma non fosse realmente spettante in base al CCNL applicato, agli accordi aziendali, alle presenze e al lavoro svolto.
La buona fede evita la restituzione?
No. Il lavoratore che non si è accorto dell’errore deve comunque restituire la somma non dovuta. La buona fede incide soprattutto sugli eventuali interessi da riconoscere all’azienda.
Se il dipendente era in buona fede, gli interessi decorrono dalla richiesta di restituzione. Se invece sapeva che il pagamento non era dovuto, possono decorrere dal giorno in cui ha ricevuto il denaro.
Uno stipendio insolitamente alto, però, non dimostra da solo la malafede. L’azienda dovrebbe provare che il lavoratore fosse consapevole dell’errore.
L’azienda può trattenere tutto dal cedolino successivo?
Non esiste una risposta automatica. L’impresa deve indicare:
- la causa dell’errore;
- i mesi interessati;
- l’importo richiesto;
- il calcolo utilizzato;
- le modalità del recupero.
La trattenuta deve inoltre risultare chiaramente nel cedolino, nel rispetto della Legge 4/1953.
Il recupero può avvenire mediante compensazione oppure attraverso una restituzione rateale. La possibilità di trattenere l’intera somma in una sola busta paga dipende dall’importo, dalla certezza del credito e dall’eventuale contestazione del lavoratore.
Si restituisce il lordo o il netto?
Dipende dal momento in cui viene corretto l’errore. Se il recupero riguarda somme tassate in anni precedenti, l’articolo 150 del Decreto Legge 34/2020 prevede, nei casi disciplinati dalla norma, la restituzione al netto delle ritenute fiscali subite.
Se la correzione avviene nello stesso anno, l’azienda può gestire direttamente le rettifiche fiscali e contributive in busta paga.
Prima di accettare il recupero, il metalmeccanico dovrebbe chiedere un prospetto scritto. Se i conteggi non risultano corretti, può rivolgersi a sindacato, consulente o avvocato del lavoro.


