Il piano europeo per l’automotive si avvia verso un percorso pieno di ostacoli. Da una parte, la Commissione vuole accelerare l’elettrificazione, dall’altra, le aziende e le associazioni industriali chiedono tempi più lunghi e misure più equilibrate per evitare un impatto devastante sull’occupazione e sui prezzi delle auto.
Martedì 5 marzo a Bruxelles si terrà un incontro cruciale tra i rappresentanti della Commissione Europea e i CEO delle principali case automobilistiche. Al centro del dibattito ci saranno i tempi della transizione, le regole sulle emissioni di CO2 e le modalità di incentivazione della mobilità elettrica.
Le richieste dei costruttori: più tempo per il passaggio all’elettrico
Le case automobilistiche stanno facendo pressione affinché il nuovo piano non imponga un’accelerazione troppo rigida sull’elettrificazione. Chiedono in particolare di mantenere in produzione i sistemi ibridi e i motori termici con range extender anche dopo il 2035.
Uno dei nodi principali riguarda le sanzioni per il mancato rispetto dei limiti sulle emissioni di CO2. Dal 2025 al 2029, chi non rispetterà le soglie intermedie dovrà pagare multe sempre più pesanti. Secondo le aziende, ciò potrebbe far lievitare i prezzi delle auto di migliaia di euro.
Il problema centrale, però, resta l’accessibilità economica dei veicoli elettrici. Negli ultimi cinque anni, i listini sono saliti in modo significativo, rendendo sempre più difficile la diffusione di massa di queste tecnologie.
L’incognita sui posti di lavoro nell’automotive
Uno dei punti più critici riguarda l’occupazione nel settore. La transizione verso l’elettrico rischia di avere un impatto devastante sul lavoro in Italia e in Europa. Secondo le stime delle associazioni di categoria, il passaggio dalla produzione di motori termici a quella dei veicoli elettrici potrebbe cancellare fino a mezzo milione di posti di lavoro.
I sindacati e le aziende denunciano la mancanza di un piano concreto per gestire questa transizione. La paura è che molte fabbriche chiudano e che l’occupazione nel settore crolli, senza adeguate contromisure.
I costruttori italiani: “La Commissione non ascolta il mercato”
L’ANFIA (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica) ha espresso forti perplessità sul nuovo piano europeo per l’automotive. Il presidente Roberto Vavassori ha criticato duramente la strategia della Commissione Europea:
“Nelle aziende ti accorgi che l’obiettivo posto non è raggiungibile. Tradotto, dici: ‘Scusate, abbiamo sbagliato, rimoduliamo la strategia’”.
Vavassori ha sottolineato che l’Europa dovrebbe rivedere i tempi della transizione, dando più spazio agli investimenti per migliorare l’accessibilità dei veicoli elettrici e per sostenere i lavoratori del settore.
“Perderemo mezzo milione di lavoratori del settore. Oggi coordiniamo la transizione, l’entrata di una tecnologia e l’uscita di un’altra. Ci vorranno dieci anni, non pochi mesi”.
Infine, ha messo in guardia sulle conseguenze delle sanzioni per le case automobilistiche:
“Qualcuno ha già calcolato che i prezzi delle auto potrebbero aumentare di uno o due mila euro a causa delle multe. Il rischio è che i costi vengano scaricati direttamente sui consumatori”.


