La detassazione degli aumenti previsti dai rinnovi dei contratti collettivi potrebbe essere confermata anche nel 2027. L’impegno è arrivato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante il XIX Congresso della UIL, dove ha annunciato l’intenzione del Governo di rendere stabile una delle misure più attese dalle parti sociali.
Per i lavoratori metalmeccanici si tratta di un passaggio particolarmente rilevante. Il rinnovo del contratto nazionale rappresenta infatti uno dei temi centrali del settore e l’eventuale conferma dell’aliquota agevolata al 5% consentirebbe di ridurre il peso fiscale sugli incrementi retributivi riconosciuti dai nuovi contratti.
L’impegno del Governo per la prossima legge di Bilancio
Nel suo intervento Meloni ha ricordato che il Governo ha scelto di sostenere i rinnovi del settore privato «con la detassazione al 5% degli aumenti contrattuali», definendo la misura «un provvedimento efficace» che «rafforza il legame tra produttività e salario» e valorizza la contrattazione collettiva.
Poi è arrivato l’annuncio politico.
«Ne ho già parlato con il ministro Calderone e con chi detiene i cordoni della borsa, che è il ministro Giorgetti», ha dichiarato la premier, aggiungendo: «Il Governo raccoglie un’istanza che è vostra e non solamente vostra di garantire che questa misura possa essere confermata anche nella prossima legge di Bilancio».
Se l’impegno sarà tradotto nella manovra finanziaria e approvato dal Parlamento, la detassazione degli aumenti contrattuali continuerà quindi ad applicarsi anche nel 2027.
Le ricadute per i lavoratori metalmeccanici
La conferma della misura interessa direttamente anche il comparto metalmeccanico, dove sono in corso le trattative per il rinnovo di diversi contratti nazionali. L’aliquota agevolata permette infatti di applicare una tassazione ridotta agli incrementi economici previsti dai rinnovi, aumentando il netto percepito dai lavoratori rispetto a una tassazione ordinaria.
Nel suo intervento Meloni ha inoltre rivendicato gli altri provvedimenti adottati dal Governo sul fronte delle retribuzioni, ricordando che «oggi un lavoratore dipendente con uno stipendio intorno ai 26.000 euro annui può avere in busta paga tra i 1.500 e i 2.400 euro in più all’anno rispetto al passato», grazie agli effetti combinati del taglio del cuneo fiscale e della riforma dell’Irpef.
La presidente del Consiglio ha infine richiamato anche la scelta di ridurre all’1% la tassazione sui premi di produttività e ha ribadito che l’obiettivo dell’esecutivo resta quello di sostenere salari e contrattazione collettiva, indicando nella proroga della detassazione degli aumenti contrattuali uno degli strumenti da confermare nella prossima legge di Bilancio.


