È diventata definitiva la condanna per Michele Raspanti, ex amministratore della “Ecogestioni srl” di Santa Flavia, accusato di omicidio colposo per la morte dell’operaio Antonino Puleo, 64 anni, di Bagheria. La Corte di Cassazione ha infatti respinto il ricorso presentato dall’imputato, rendendo esecutiva la pena di un anno e otto mesi di reclusione. Raspanti dovrà inoltre risarcire i familiari della vittima e l’Inail, che si era costituita parte civile.
La tragedia sul lavoro
L’incidente risale al 24 gennaio 2019. Puleo si trovava nell’area di stoccaggio dell’impianto, dove erano accatastate ecoballe di carta e cartone. All’improvviso una pila si è ribaltata, travolgendolo. L’uomo è rimasto schiacciato sotto il peso del materiale e delle pedane di legno su cui era appoggiato. Nonostante i soccorsi, per lui non c’è stato nulla da fare: le ferite alla testa e alle gambe si sono rivelate fatali.
Sicurezza assente nel magazzino
Le indagini della Procura di Termini Imerese hanno accertato che le ecoballe erano state impilate senza misure di sicurezza adeguate, né barriere di contenimento o sistemi di stabilizzazione. Raspanti, amministratore dell’azienda dal 3 gennaio 2019 e responsabile tecnico dell’impianto fin dal 2009, avrebbe omesso di predisporre regole e dispositivi di sicurezza, permettendo l’accatastamento instabile del materiale.
Sei anni di processo per una verità amara
Il gup Angela Lo Piparo aveva già condannato Raspanti nel 2021 con rito abbreviato, sentenza confermata in appello a Palermo nel 2023. Ora la Cassazione chiude definitivamente il caso.
Per la famiglia di Antonino Puleo, dopo sei anni di attesa, arriva la certezza giudiziaria di ciò che sapevano fin dal primo giorno: la sua morte poteva essere evitata, se solo si fossero rispettate le regole di sicurezza.


