La crisi dell’ex Ilva accelera e negli stabilimenti la tensione è ormai palpabile. Le proteste degli ultimi giorni, le assemblee permanenti, gli scioperi spontanei, strade occupate e i presidi davanti ai cancelli hanno spinto Fim, Fiom e Uilm a un’iniziativa straordinaria: una lettera indirizzata alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e ai ministri competenti per chiedere la convocazione urgente del tavolo nazionale. I sindacati parlano di una situazione “gravissima” e di un rischio concreto di dismissione industriale.
Al centro dello scontro il ritiro immediato del “piano corto”
Secondo Ferdinando Uliano, Michele De Palma e Rocco Palombella, il “piano corto” presentato dalla gestione in amministrazione straordinaria non è una fase temporanea di riorganizzazione, ma un percorso che punta a spegnere impianti in modo irreversibile.
La richiesta è netta: ritirare il piano e bloccare lo spegnimento delle batterie 7-8-9-12. Per i sindacati il rischio è quello di un effetto domino sull’intero sistema industriale collegato a Taranto.
Il nodo dei coils e il rischio fermata negli stabilimenti del Nord
La lettera insiste su un punto cruciale: la necessità di inviare i coils, ovvero le grandi bobine di acciaio laminate, verso gli stabilimenti di Genova, Novi Ligure e Racconigi.
I coils sono la materia prima che alimenta tutta la filiera: senza questi rotoli, gli impianti non possono produrre lamiere, componenti per automotive, tubi e carpenteria.
Nelle ultime settimane, proprio la mancanza di coils ha già causato rallentamenti, turni ridotti e nuove tensioni nei reparti del Nord.
Cresce la protesta nei territori e arriva l’ultimatum a Palazzo Chigi
Nel frattempo, a Taranto e negli altri siti, sono aumentate le iniziative di mobilitazione: occupazioni simboliche, cortei e presidi permanenti. I lavoratori denunciano lo “svuotamento” degli impianti e l’allontanamento del personale per attività formative senza reali prospettive produttive.
Senza convocazione scatterà la mobilitazione nazionale
I sindacati avvertono: se la Presidente Meloni non convocherà urgentemente il tavolo, partiranno iniziative di protesta a livello nazionale.
“È in gioco la tenuta industriale e occupazionale del Paese” scrivono Fim, Fiom e Uilm. “E il tempo è finito.”


