I metalmeccanici sono chiamati a fermarsi venerdì 12 dicembre per l’intera giornata nell’ambito dello sciopero generale proclamato dalla Cgil, cui aderisce anche la Fiom-Cgil.
Si tratta di una mobilitazione non rivolta alle singole aziende per protestare contro i mancati rinnovi contrattuali, ma una protesta esplicitamente rivolta al Governo per modificare la Manovra di Bilancio e invertire una direzione giudicata dannosa per salari, pensioni, diritti sociali e politiche industriali. I contratti collettivi nazionali di lavoro sono stati tutti rinnovati, l’ultimo – quello dell’industria – è stato firmato il 22 novembre tra Fim-Fiom-Uilm e Federmeccanica-Assistal.
Salari e pensioni al centro: stop al peggioramento dell’età pensionabile
Alla base dello sciopero c’è la richiesta di aumentare salari e pensioni, fermare l’innalzamento dell’età pensionabile e ripristinare forme concrete di flessibilità in uscita.
Secondo la Cgil, negli ultimi tre anni lavoratori e pensionati hanno pagato 25 miliardi di tasse in più a causa del drenaggio fiscale: una perdita che va da 700 euro per i redditi da 20.000 euro fino a 2.000 euro per chi guadagna 35.000. Una disparità che colpisce solo i redditi da lavoro, non le rendite né chi è in flat tax.
Sanità, istruzione e sicurezza trascurate mentre avanza il riarmo
La protesta richiama anche il crollo degli investimenti pubblici in sanità, scuola, casa e non autosufficienza.
Nel 2028 il finanziamento del SSN scenderà sotto il 6% del Pil, mentre quasi 6 milioni di persone rinunciano a curarsi e la spesa privata supera i 43 miliardi annui.
Secondo i sindacati il Governo non destina risorse ai servizi essenziali, ma continua a sostenere la corsa al riarmo, che sottrae fondi alle priorità sociali.
Richieste al Governo: fiscal drag, contratti, politiche industriali e Mezzogiorno
La piattaforma dello sciopero è ampia e comprende:
restituzione del fiscal drag e neutralizzazione futura;
rinnovo dei contratti e detassazione degli aumenti;
rafforzamento della quattordicesima;
blocco degli aumenti automatici dell’età pensionabile;
vere politiche industriali per governare la transizione e difendere l’occupazione;
sicurezza sul lavoro e contrasto alla precarietà;
investimenti nei servizi pubblici e nel Mezzogiorno;
finanziamento delle riforme sociali tramite una contribuzione aggiuntiva dell’1% più ricco e lo stop alla crescita delle spese militari.
Lo sciopero, che coinvolge tutti i settori pubblici e privati, rappresenta per i metalmeccanici una chiamata diretta a difesa del potere d’acquisto e del futuro industriale del Paese.


