La nuova bocciatura dell’emendamento di Fratelli d’Italia alla legge di Bilancio, presentato in Commissione al Senato, riapre il caso della detassazione degli aumenti contrattuali.
L’emendamento puntava ad ampliare la platea dei beneficiari includendo anche i lavoratori con redditi tra 28.000 e 35.000 euro, oltre a estendere la misura ai rinnovi contrattuali firmati nel 2024 (facendo rientrare anche il Ccnl Metalmeccanici Artigiani). Ma anche la versione riformulata, con un costo stimato di 90 milioni coperto dal “tesoretto” della manovra, è stata dichiarata inammissibile per coperture insufficienti.
Il risultato è che rimane in vigore l’impostazione voluta dalla maggioranza di centrodestra: la detassazione sarà applicata solo ai lavoratori con redditi fino a 28.000 euro. Una scelta che, seppur motivata tecnicamente, rappresenta soprattutto una decisione politica, con conseguenze molto pesanti sul mondo del lavoro. A ben vedere un vantaggio di pochi euro per qualche migliaia di tute blu. Soprattutto in apprendistato.
Un’esclusione che colpisce oltre un milione di metalmeccanici
La soglia dei 28.000 euro lascia fuori una parte enorme della platea metalmeccanica. Secondo le stime sindacali e i dati retributivi dei principali contratti del settore, almeno un milione di metalmeccanici – operai specializzati, addetti tecnici, manutentori, quadri operanti sia nell’industria sia nell’artigianato – supera questa soglia.
Significa che per questi lavoratori, gli aumenti previsti dai rinnovi contrattuali, erogati da giugno 2026 non beneficeranno di alcuna agevolazione fiscale. Una scelta contestata perché il settore metalmeccanico è tra quelli che hanno registrato gli incrementi più rilevanti nel nuovo CCNL e nello stesso tempo affrontano da mesi cassa integrazione, carichi produttivi instabili e salari già compressi dall’inflazione.
Ora può intervenire solo il Governo
Con l’emendamento dichiarato inammissibile per la seconda volta, l’unica possibilità per ampliare la platea dei beneficiari è un maxi-emendamento del Governo. Ma ciò richiederebbe una scelta politica chiara e soprattutto la copertura finanziaria, finora non individuata. Operazione che tuttavia appare molto difficile visto lo scarso tempo a disposizione. Tutto deve chiudersi entro il 12 dicembre.
Nel frattempo resta l’ennesima frattura tra dichiarazioni e realtà: mentre sindacati e imprese chiedono una detassazione più ampia per sostenere i salari, le decisioni della maggioranza continuano a tagliare fuori proprio la parte più numerosa e qualificata dei metalmeccanici italiani.


