Il prossimo aumento in busta paga per i metalmeccanici sarà di 53 euro e non 43, come invece avrebbe previsto l’IPCA NEI stimato dall’Istat intorno al 2%. È questo il dato che emerge confrontando la stima contenuta nel documento Istat del 5 dicembre con gli incrementi fissati dal CCNL Federmeccanica-Assistal, che per giugno 2026 garantirà importi più alti rispetto alla sola clausola di garanzia. Una differenza tutt’altro che marginale, che conferma come la contrattazione abbia “vinto” sull’indice statistico, assicurando ai lavoratori aumenti più robusti e un percorso di crescita salariale già delineato anche per il 2027 e il 2028.
Uscito l’IPCA NEI 2025
Nel documento “Le prospettive per l’economia italiana nel 2025-2026”, pubblicato il 5 dicembre dall’Istat, compare un passaggio destinato a incidere direttamente sul dibattito relativo agli aumenti retributivi dei metalmeccanici. Nel documento l’Istituto di Statistica scrive:
“La stima della crescita dell’indicatore IPCA-NEI (prezzi al consumo al netto dei beni energetici importati) nel 2025 risulta, in base alle ultime informazioni disponibili, in linea con la valutazione di giugno scorso, intorno al 2%”.
Una previsione che assume un valore particolare alla luce del rinnovo del CCNL Federmeccanica-Assistal del 22 novembre, il quale ha fissato gli aumenti di giugno 2026 e programmato ulteriori incrementi economici per giugno 2027 e giugno 2028.
Proprio questo quadro rafforza la posizione dei 3 sindacati firmatari: secondo Fim-Fiom-Uilm, il salario va negoziato, non semplicemente aggiornato da un indice, come chiedevano gli industriali per oltre un anno e mezzo di negoziato. La clausola di garanzia deve intervenire solo dopo, e solo per correggere gli aumenti al rialzo, mai al ribasso. Clicca qui per rileggere, al riguardo, le parole del Segretario Generale Fim Cisl Ferdinando Uliano, durante il Congresso Nazionale a Napoli del maggio scorso.
IPCA NEI al 2%: cosa avrebbe comportato senza l’accordo
L’applicazione secca dell’IPCA NEI al 2% avrebbe generato incrementi molto contenuti. Per il livello C3, uno dei riferimenti dell’industria metalmeccanica, la clausola di garanzia avrebbe prodotto un aumento pari a 43,17 euro. Un valore modesto, coerente con l’inflazione prevista ma del tutto insufficiente rispetto alle richieste espresse nei mesi di trattativa.
Gli aumenti del CCNL: 2026, 2027 e 2028
Il contratto firmato il 22 novembre ha invece stabilito aumenti più elevati già per giugno 2026, quando per il livello C3 scatteranno 53,17 euro, cioè 10 euro in più rispetto alla mera applicazione dell’IPCA. Inoltre, il CCNL ha programmato ulteriori incrementi economici per giugno 2027 (53 euro) e giugno 2028 (65 euro), consolidando un percorso di crescita retributiva che va oltre le sole oscillazioni dell’indice dei prezzi.
Perché la scelta del sindacato esce rafforzata
Il documento Istat conferma indirettamente la correttezza della linea sindacale: affidarsi esclusivamente all’IPCA NEI avrebbe prodotto aumenti più bassi e un salario meno dinamico. Se la proposta degli industriali fosse stata accolta, i lavoratori del livello C3 avrebbero ricevuto 43,17 euro anziché 53,17. Per conoscere tutti i valori degli aumenti che saranno erogati sulle prossime buste paga clicca qui.
La stima dell’Istat, quindi, rafforza l’idea che il salario debba essere concordato, e solo dopo “corretto” in aumento dalla clausola di garanzia. Una strategia che tutela il potere d’acquisto e valorizza la contrattazione collettiva come strumento centrale di redistribuzione.


