giovedì, Agosto 27, 2026

Assenze Ingiustificate: Quando il Metalmeccanico Può Perdere la NASpI

Con la circolare n. 154 del 22 dicembre 2025, l’INPS è intervenuta su un tema che riguarda direttamente migliaia di lavoratori, compresi i metalmeccanici: le conseguenze delle assenze ingiustificate prolungate e il loro impatto sul diritto alla NASpI.

Il chiarimento non è di poco conto, perché il lavoratore può perdere l’indennità di disoccupazione anche senza aver mai presentato dimissioni formali. Un aspetto che rende ancora più delicato il rapporto tra assenza dal lavoro, disciplina contrattuale e tutele previdenziali.

Quando l’assenza viene considerata una dimissione

La novità introdotta dalla normativa richiamata dall’INPS consiste nella possibilità di considerare risolto il rapporto di lavoro in base al comportamento del lavoratore.

In concreto, un’assenza ingiustificata protratta oltre un certo periodo può essere interpretata come volontà di non proseguire il rapporto di lavoro, anche in assenza di una comunicazione scritta di dimissioni.

Nel settore metalmeccanico, dove tempi, turni e presenze sono regolati in modo stringente, questo passaggio assume un peso particolare e può avere conseguenze immediate.

I limiti temporali previsti dai contratti e dalla legge

La circolare chiarisce che il periodo oltre il quale l’assenza ingiustificata diventa rilevante è quello:

  • previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro applicato;
  • oppure, in mancanza di una specifica previsione contrattuale, superiore a quindici giorni.

Solo dopo il superamento di questi limiti il datore di lavoro può decidere di attivare la procedura prevista dalla legge, comunicando la situazione agli organi competenti.
Non si tratta di un automatismo, ma di una scelta che può determinare la perdita del diritto alla NASpI.

Perché in questi casi la NASpI non viene riconosciuta

Quando la cessazione del rapporto avviene per dimissioni per fatti concludenti, l’INPS considera la fine del lavoro come volontaria.

Viene quindi meno uno dei requisiti fondamentali per il riconoscimento della NASpI: l’involontarietà della perdita del lavoro.

Per il lavoratore questo può significare trovarsi senza occupazione e senza sostegno al reddito, anche dopo una lunga storia contributiva.

Quando il lavoratore mantiene il diritto alla NASpI

Non tutte le assenze ingiustificate portano allo stesso risultato.
La differenza decisiva sta nel modo in cui l’azienda chiude il rapporto di lavoro.

Se, a fronte di una assenza ingiustificata prolungata, l’azienda decide di procedere con un licenziamento, il rapporto si interrompe per una scelta datoriale, anche quando il licenziamento è di tipo disciplinare. In questi casi il licenziamento per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo, la cessazione non è considerata volontaria.

Di conseguenza, se il lavoratore possiede i requisiti previsti dalla legge, la NASpI resta accessibile.

Diversa è l’ipotesi in cui, di fronte alla stessa assenza ingiustificata prolungata, l’azienda consideri il comportamento del lavoratore come una scelta di non proseguire il rapporto e chiuda il contratto come dimissioni per fatti concludenti. In questo caso la cessazione viene qualificata come volontaria e, di conseguenza, la NASpI non spetta.

È quindi la causale con cui viene chiuso il rapporto di lavoro, più che il comportamento in sé, a determinare il diritto o meno all’indennità di disoccupazione.

Dimissioni per giusta causa: quando prevalgono

Un ulteriore chiarimento riguarda le dimissioni per giusta causa, che rappresentano un passaggio decisivo per la tutela del lavoratore.

Se il lavoratore presenta dimissioni per giusta causa, anche dopo l’avvio della procedura per fatti concludenti, queste prevalgono e rendono inefficace la procedura avviata dal datore di lavoro.
In questo caso, fermo restando l’obbligo di dimostrare la giusta causa, l’accesso alla NASpI resta possibile.

È una tutela importante nei casi di gravi irregolarità aziendali e conferma come, nel nuovo quadro normativo, la gestione dell’assenza e delle comunicazioni sia determinante per non perdere le tutele previdenziali.

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