Per molti lavoratori il dubbio è sempre lo stesso: durante le ferie la busta paga può essere più bassa? E soprattutto, cosa succede alle indennità legate al turno, al rischio o alla mansione?
Una recente evoluzione della giurisprudenza, rafforzata dalla Corte di Cassazione (ordinanza 9 marzo 2025, n. 6282), chiarisce un punto importante: alcune indennità non possono essere tolte durante le ferie, perché fanno parte della retribuzione “normale” del lavoratore.
E questo principio non riguarda solo pochi settori, ma può avere effetti concreti anche per i metalmeccanici e per chi lavora a turni.
Il principio base: le ferie non devono penalizzare lo stipendio
La regola di fondo arriva dal diritto europeo e dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea: durante le ferie il lavoratore deve ricevere una retribuzione equivalente a quella ordinaria.
Il motivo è semplice: se durante le ferie si guadagnasse molto meno, il lavoratore potrebbe essere disincentivato a godere del riposo. Ma le ferie non sono una scelta libera: sono un diritto e una misura di salute.
Per questo motivo, tutto ciò che è stabilmente legato al lavoro svolto deve essere valutato anche nel periodo di ferie.
Alcune indennità vanno incluse anche in ferie
La Cassazione, con l’ordinanza del 9 marzo 2025 n. 6282, ha ribadito un principio ormai consolidato: le indennità previste dal contratto e legate in modo stabile alla mansione devono entrare nel calcolo della retribuzione feriale.
In particolare, vengono considerate rilevanti tutte quelle voci che sono collegate al ruolo svolto e vengono pagate con continuità durante il lavoro ordinario. Sono quindi esclusi tutti i compensi occasionali, come lo straordinario.
Questo rafforza l’idea che la retribuzione delle ferie non può essere “svuotata” delle componenti strutturali dello stipendio.
Cosa significa per i metalmeccanici: attenzione alle indennità di turno
Nel settore metalmeccanico il tema è molto concreto. Molti lavoratori, infatti, percepiscono indennità legate a:
- lavoro su turni,
- notturni,
- ciclo continuo o rotazioni,
- disagio o condizioni particolari di produzione.
Secondo il principio ribadito dalla Cassazione, queste voci non sono “extra occasionali”, ma rappresentano una parte stabile del reddito mensile.
Per questo motivo, se sono normalmente percepite durante il lavoro, non dovrebbero sparire del tutto durante le ferie, ma entrare nel calcolo della retribuzione feriale secondo una media o criterio equivalente previsto dai contratti.
Indennità pagate durante le ferie: una linea già consolidata nei tribunali
La sentenza del 2025 non arriva da sola, ma si inserisce in un orientamento già tracciato. In diversi casi, i giudici hanno riconosciuto che anche altre indennità devono essere considerate nella paga delle ferie.
Per esempio:
- nel settore ferroviario, sono state incluse indennità legate alla mansione e alla disponibilità operativa;
- in ambito trasporti, alcuni lavoratori hanno ottenuto il riconoscimento di compensi fissi anche nei periodi di ferie;
- in vari contenziosi in più settori è stato ribadito che ciò che è stabile e strutturale non può essere escluso dal calcolo.
Le conseguenze di tali sentenze sono pratiche: possono comportare un possibile ricalcolo delle ferie già pagate, la richiesta di arretrati in alcuni casi e una maggiore attenzione nei contratti e nelle buste paga future.
Le ferie non devono essere pagate meno del lavoro
Per i lavoratori, inclusi i metalmeccanici, il punto chiave è uno: la retribuzione delle ferie deve riflettere il lavoro reale svolto durante l’anno, senza riduzioni ingiustificate.
Infatti, se durante le ferie il lavoratore guadagna meno perché perde indennità che prende tutto l’anno, il rischio è che le eviti o le riduca. Ma questo andrebbe contro la funzione stessa delle ferie, che appunto servono a recuperare energie e salute.
Per questo la giurisprudenza tende a proteggere la continuità della retribuzione.


