Chi ha chiesto la NASpI anticipata nei primi mesi del 2026 e ha già ricevuto la prima quota può avvicinarsi ora alla fase del secondo pagamento.
Dal 1° gennaio 2026 l’INPS divide infatti l’anticipazione in due rate: 70% alla liquidazione della domanda e restante 30% successivamente.
La misura può interessare anche ex metalmeccanici che, dopo la perdita del lavoro, hanno utilizzato la NASpI per avviare un’attività autonoma, un’impresa o un’officina.
Quando arriva il restante 30%
L’INPS paga la seconda quota al termine del periodo teorico di durata della NASpI e comunque entro il limite massimo previsto dalla nuova disciplina.
Il Messaggio INPS n. 1215 del 7 aprile 2026 chiarisce che il restante 30% deve arrivare comunque non oltre sei mesi dalla domanda di anticipazione, dopo i controlli dell’Istituto.
Non esiste quindi un giorno di pagamento uguale per tutti.
Esempio:domanda a marzo, il limite dei sei mesi cade a settembre
Facciamo un esempio.: un ex metalmeccanico presenta la domanda di anticipazione il 20 marzo 2026 e l’INPS calcola una NASpI residua complessiva di 12.000 euro.
La prima quota del 70% vale 8.400 euro. Il restante 30% corrisponde a 3.600 euro.
Se il periodo teorico della NASpI non termina prima, il limite dei sei mesi cade il 20 settembre 2026.
Questa data non rappresenta però automaticamente il giorno dell’accredito: indica il limite temporale previsto dalla disciplina.
Gli importi cambiano da lavoratore a lavoratore
La NASpI anticipata non prevede un importo totale massimo uguale per tutti.
L’INPS calcola la somma sulla base della NASpI residua ancora spettante al lavoratore, tenendo conto dell’importo mensile e della durata della prestazione.
Per questo i 12.000 euro dell’esempio sono soltanto un importo ipotetico, utile a mostrare come funziona la divisione tra 70% e 30%.
Prima del saldo arrivano i controlli INPS
Prima di pagare la seconda quota, l’INPS verifica la posizione del beneficiario.
Particolare attenzione serve se il lavoratore inizia un nuovo rapporto di lavoro subordinato oppure diventa titolare di una pensione diretta.
In questi casi possono cambiare le condizioni per ottenere il restante 30%.
Nuovo lavoro dipendente, attenzione anche al 70% ricevuto
Il ritorno al lavoro subordinato rappresenta uno dei casi più delicati.
Se il beneficiario instaura un rapporto da dipendente prima della scadenza del periodo per il quale avrebbe percepito la NASpI mensile, può scattare l’obbligo di restituzione dell’anticipazione ricevuta.
Chi ha già incassato il primo 70% deve quindi verificare con attenzione la propria situazione prima di iniziare un nuovo rapporto subordinato.
Resta l’eccezione prevista per il rapporto con la cooperativa della quale il beneficiario ha sottoscritto una quota di capitale sociale.
La NASpI anticipata si può chiedere ancora nel 2026
Non esiste una scadenza annuale unica per presentare la domanda.
La NASpI anticipata può essere richiesta anche nei prossimi mesi, se il lavoratore rispetta i requisiti e i termini individuali.
In generale, la domanda va presentata entro 30 giorni dall’avvio dell’attività autonoma o dell’impresa, oppure dalla sottoscrizione della quota di capitale sociale della cooperativa.
Se l’attività era già iniziata durante il precedente rapporto di lavoro, il termine decorre invece dalla domanda di NASpI.
Chi ha già ricevuto il 70% deve controllare la pratica
Per alcune domande presentate nei primi mesi del 2026, tra settembre e autunno può maturare il momento della seconda quota.
Il restante 30% non rappresenta un nuovo bonus: è la parte finale della NASpI anticipata già riconosciuta.
Chi ha già ricevuto il 70% deve quindi controllare la propria pratica e verificare che, nel frattempo, non siano intervenute condizioni che possano incidere sul pagamento del saldo.


