Dal 2026 cambiano le soglie che obbligano alcune aziende private a versare il TFR al Fondo di Tesoreria INPS.
La regola può riguardare anche le aziende metalmeccaniche private. Non conta il contratto applicato, ma la dimensione dell’impresa.
Per il 2026 e il 2027, l’obbligo riguarda i datori che nell’anno precedente hanno occupato mediamente almeno 60 dipendenti.
Questo significa che, per stabilire se un’azienda rientra nell’obbligo nel 2026, bisogna guardare alla media dei lavoratori occupati nel 2025.
Azienda con almeno 60 dipendenti: dove va il TFR
Se l’azienda raggiunge la soglia prevista, deve versare al Fondo di Tesoreria INPS le quote di TFR maturate dai lavoratori e non destinate alla previdenza complementare.
Quindi, in modo semplice:
azienda soggetta al Fondo + lavoratore che lascia il TFR fuori da un fondo pensione = quella quota di TFR va al Fondo di Tesoreria INPS.
L’INPS chiarisce questa regola nella Circolare n. 12 del 5 febbraio 2026.
Dal 2028 al 2031 la soglia passerà a 50 dipendenti, mentre dal 2032 scenderà a 40.
Se scegli il fondo pensione, il TFR segue un’altra strada
La soglia dei 60 dipendenti non significa che tutto il TFR di tutti i lavoratori finisca automaticamente all’INPS.
Il Fondo di Tesoreria raccoglie infatti le quote che il lavoratore non destina alla previdenza complementare.
Se il dipendente sceglie, per esempio, di destinare il TFR a un fondo pensione secondo le regole previste, quella quota segue la destinazione scelta e non confluisce nel Fondo di Tesoreria.
Chi paga il TFR quando finisce il rapporto
Il fatto che una parte del TFR sia depositata presso l’INPS non cambia, nella gestione ordinaria, il riferimento del lavoratore.
Quando termina il rapporto, il datore di lavoro liquida normalmente l’intero TFR, compresa la quota di competenza del Fondo di Tesoreria.
Il lavoratore non deve quindi chiedere automaticamente quella parte direttamente all’INPS.
La scheda ufficiale sul TFR a carico del Fondo di Tesoreria conferma che la liquidazione spetta normalmente al datore.
Quando paga direttamente l’INPS
Di regola, alla fine del rapporto il datore di lavoro paga al dipendente l’intero TFR, compresa la quota versata al Fondo di Tesoreria.
Può però intervenire direttamente l’INPS quando il datore risulta incapiente, cioè quando non riesce a recuperare attraverso i conguagli contributivi tutto il TFR che deve liquidare al lavoratore.
In questo caso è l’azienda a chiedere al Fondo di Tesoreria il pagamento diretto della quota di sua competenza.
Lo stesso meccanismo può riguardare anche un’anticipazione del TFR, se il lavoratore possiede i requisiti previsti.
Una volta completata correttamente la pratica, il Fondo di Tesoreria paga direttamente il lavoratore entro 30 giorni dal perfezionamento della domanda.
Anche l’anticipo TFR passa prima dal datore
La stessa logica vale per l’anticipazione del TFR.
Il lavoratore che possiede i requisiti presenta la richiesta al proprio datore.
Se ricorrono le condizioni per l’intervento diretto del Fondo, sarà poi l’azienda a trasmettere la domanda all’INPS.
In questo caso non serve aspettare la fine del rapporto di lavoro.
Cosa cambia per il lavoratore
Per il lavoratore, la nuova soglia non cambia il diritto al TFR. Cambia soprattutto dove viene versata la quota che resta fuori dalla previdenza complementare.
Nel 2026, se un’azienda metalmeccanica privata aveva mediamente almeno 60 dipendenti nel 2025, può rientrare nell’obbligo del Fondo di Tesoreria.
Il lavoratore continua però a maturare normalmente il TFR e, alla fine del rapporto, il primo riferimento resta di regola il datore di lavoro. L’INPS paga direttamente solo quando ricorrono le condizioni previste.


