E se una parte della pensione futura di un bambino iniziasse a essere costruita proprio nei primi giorni di vita? È l’idea al centro di una proposta che il Governo sta valutando e che potrebbe introdurre un nuovo strumento di previdenza complementare destinato ai nuovi nati. Un piccolo capitale iniziale, versato dallo Stato, che potrebbe poi crescere negli anni grazie ai contributi della famiglia e, più avanti, dello stesso lavoratore.
Un progetto che interessa anche le famiglie dei lavoratori metalmeccanici, soprattutto considerando il ruolo che i fondi pensione negoziali hanno assunto nella previdenza complementare di categoria.
La misura non è ancora legge, ma l’ipotesi sta prendendo forma e il Governo ha confermato di voler verificare se e come realizzarla. Vediamo meglio.
Un fondo pensione aperto fin dalla nascita
A riportare il tema al centro del dibattito è stato il presidente dell’INPS Gabriele Fava, che ha proposto di creare una sorta di “salvadanaio previdenziale” per ogni nuovo nato.
L’idea è semplice: aprire una posizione previdenziale quando il bambino nasce, alimentandola inizialmente con una somma pubblica e lasciando poi a genitori e familiari la possibilità di effettuare ulteriori versamenti. Una volta diventato adulto e iniziato il percorso lavorativo, il beneficiario potrebbe continuare ad alimentare la propria posizione attraverso i contributi alla previdenza complementare.
Il vantaggio sarebbe legato soprattutto al tempo. Un capitale versato quando si hanno pochi mesi di vita avrebbe davanti a sé decenni nei quali poter essere investito e crescere. Non si tratterebbe, quindi, di pagare oggi la pensione del bambino, ma di iniziare molto prima a costruire una seconda via previdenziale.
Il Governo valuta la fattibilità
La ministra del Lavoro Marina Calderone ha accolto positivamente la proposta. In un’intervista al Corriere della Sera ha spiegato che il Governo sta valutando la possibilità di creare un fondo previdenziale alla nascita, sottolineando che per avviare il progetto potrebbero essere sufficienti anche importi iniziali contenuti. Secondo la ministra, le risorse potrebbero essere individuate senza sottrarle agli altri strumenti già esistenti.
Calderone ha inoltre indicato un possibile sviluppo sul fronte fiscale: per rendere il nuovo strumento realmente efficace, potrebbero essere introdotti incentivi sui versamenti effettuati dalle famiglie, anche attraverso un ulteriore rafforzamento della deducibilità dei contributi.
Nell’ipotesi illustrata dalla ministra, la gestione potrebbe essere affidata all’INPS, mentre la vigilanza spetterebbe alla Covip (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione). Non sarebbe comunque esclusa una collaborazione con i soggetti privati e con i fondi pensione già presenti.
Si tratta, però, ancora di un progetto allo studio. Nonostante inizialmente circolasse l’idea di un salvadanaio da 1.000 euro per ogni neonato, la misura deve ancora essere definita e finanziata.
Perché interessa anche alle famiglie dei metalmeccanici
Il progetto allo studio del Governo potrebbe interessare direttamente anche le famiglie dei lavoratori metalmeccanici. Oggi, infatti, la previdenza complementare permette già, in determinate condizioni, di iscrivere a un fondo pensione anche un familiare fiscalmente a carico, compresi i figli.
La novità sarebbe quindi anticipare ulteriormente il momento in cui iniziare a costruire la pensione: non più dall’ingresso nel mondo del lavoro, ma dalla nascita.
Il tema dei versamenti resta però centrale. Come sottolineato da più esperti, 1.000 euro da soli non bastano a costruire una pensione. Per ottenere un capitale significativo servirebbe alimentare la posizione nel corso degli anni con ulteriori contributi. Tra le ipotesi c’è anche quella di utilizzare il cashback: una parte delle normali spese della famiglia potrebbe essere destinata alla posizione previdenziale del figlio, creando un piccolo accumulo senza richiedere necessariamente un versamento fisso ogni mese.
Per una famiglia di un lavoratore metalmeccanico, dunque, l’eventuale nuovo fondo potrebbe rappresentare un ulteriore strumento da affiancare alla previdenza complementare già prevista per la categoria.
Il problema è anche demografico
La proposta nasce in un momento nel quale l’Italia deve fare i conti con un progressivo invecchiamento della popolazione. Al 1° gennaio 2026 l’età media era di 47,1 anni, mentre il numero medio di figli per donna è sceso a 1,14, rispetto all’1,18 del 2024.
Meno giovani significa, nel lungo periodo, meno lavoratori chiamati a finanziare attraverso i contributi il sistema pensionistico obbligatorio. Da qui l’interesse del Governo per la previdenza complementare e per nuovi strumenti capaci di affiancare la pensione pubblica.
Per ora, dunque, la pensione alla nascita resta un progetto. Ma se il fondo dovesse diventare realtà, per le famiglie potrebbe aprirsi una possibilità completamente nuova: iniziare a costruire la pensione del futuro del proprio figlio quando il primo stipendio è ancora lontanissimo.


