Acciaierie d’Italia chiede la cassa integrazione straordinaria per 8.622 lavoratori su un organico di 9.626 dipendenti. Per l’ex Ilva significa arrivare a coinvolgere quasi nove addetti su dieci, lasciandone in servizio 1.004 per sicurezza, vigilanza, obblighi amministrativi e ambientali e attività produttive residue.
La richiesta deve ancora ottenere l’autorizzazione del ministero del Lavoro. L’azienda ha chiesto l’avvio dell’esame congiunto con i sindacati: il nuovo periodo decorrerà dopo il via libera e proseguirà fino alla fine di febbraio, salvo proroghe.
Cassa integrazione: altri 4.172 lavoratori coinvolti
Rispetto agli ammortizzatori attualmente previsti per 4.450 dipendenti, la nuova procedura aggiunge 4.172 posizioni. Si tratta di numeri massimi richiesti, non del conteggio definitivo delle persone che resteranno contemporaneamente a casa.
Per gran parte del personale è prevista una sospensione a zero ore. La rotazione sarà limitata alle posizioni per le quali l’organizzazione del lavoro consentirà l’alternanza tra gli addetti.
Acciaierie d’Italia ha inoltre richiesto il pagamento diretto della prestazione da parte dell’INPS: l’azienda, quindi, non anticiperebbe gli importi ai lavoratori come avvenuto in precedenza.
Taranto, Genova e Novi: i numeri della richiesta
Il peso maggiore ricade su Taranto, con 6.964 sospensioni richieste su 7.875 dipendenti. Seguono Genova, con 870 su 917, Novi Ligure, con 515 su 542, e Milano, con 117 su 127.
A Taranto la procedura interessa 4.667 operai, 1.564 impiegati e 733 intermedi. Le aree più colpite sono fusione, con 2.660 addetti, e staff e servizi, con 3.225. Per la laminazione sono indicate 1.079 persone.
La fermata dell’area a caldo e il nodo Cassazione
All’origine dell’ampliamento c’è il provvedimento della Corte d’Appello di Milano che impone la fermata dell’area a caldo entro il 25 ottobre. Ilva e Acciaierie d’Italia hanno presentato ricorsi straordinari in Cassazione: l’udienza è fissata al 20 ottobre.
Il nuovo assetto prevede che le laminazioni di Genova e Taranto siano alimentate con coils e bramme acquistati all’esterno. Sul futuro industriale pesa anche la procedura di vendita del gruppo.
Restano quindi decisivi i prossimi passaggi ministeriali, giudiziari e sindacali per definire tempi, modalità delle sospensioni e prospettive occupazionali.
Integrazione al 70% e proteste dei sindacati
Il Governo ha stanziato 45 milioni fino a giugno per l’integrazione che consente ai cassintegrati AdI di raggiungere un trattamento pari al 70% della retribuzione. La misura riguarda una platea di 9.200 persone.
La Uilm chiede di superare la gestione dell’emergenza. La Fiom contesta contenuti e tempistiche della procedura, mentre la Fim riconosce le tutele ottenute con l’ultimo decreto ma segnala aspetti da migliorare.
La comunicazione aziendale è arrivata dopo cinque giorni di sciopero a Taranto, accompagnati da blocchi stradali. A Genova è prevista un’assemblea dei lavoratori.


