L’INPS ha confermato una nuova tutela economica per i lavoratori dell’indotto colpiti dalla crisi dell’ex Ilva. Tra i possibili beneficiari rientrano anche molti metalmeccanici dipendenti delle imprese costrette a fermare o ridurre l’attività a causa della diminuzione delle commesse.
La misura è prevista dal Decreto-legge 16 ottobre 2026, n. 185, entrato in vigore il 17 ottobre. Copre le sospensioni e le riduzioni dell’orario comprese tra il 1° ottobre 2026 e il 30 giugno 2027.
Quali lavoratori possono ricevere il sostegno
L’integrazione non spetta automaticamente a tutti i dipendenti delle aziende che lavorano o hanno lavorato per l’ex Ilva.
L’impresa deve sospendere o ridurre l’attività a causa della crisi della committente sottoposta ad amministrazione straordinaria. Deve inoltre ricorrere almeno una delle seguenti condizioni:
- l’azienda dell’indotto lavora sostanzialmente per un solo committente;
- nel biennio precedente al 1° settembre 2026, più del 50% del fatturato deriva da opere, servizi, beni o semilavorati forniti alla committente.
I commissari straordinari devono certificare l’esistenza e la consistenza dei rapporti contrattuali. La tutela viene riconosciuta anche ai dipendenti di ADI Servizi Marittimi S.r.l. in amministrazione straordinaria.
Quanto paga l’INPS
L’importo viene calcolato applicando le regole previste per la cassa integrazione. In linea generale, corrisponde all’80% della retribuzione persa per le ore non lavorate, entro i massimali previsti dalla normativa.
Non equivale quindi allo stipendio intero. La somma effettiva dipende dalla retribuzione del dipendente, dal numero di ore non lavorate e dal limite applicabile.
Il Decreto-legge 185/2026 stabilisce che il pagamento venga effettuato direttamente dall’INPS. Per il periodo coperto vengono accreditati anche i contributi figurativi, utili per maturare il diritto alla pensione e calcolarne l’importo.
Il nuovo trattamento non può essere ricevuto insieme a un’altra integrazione salariale riferita agli stessi periodi.
La domanda deve presentarla l’azienda
Il lavoratore non deve presentare personalmente la richiesta. Spetta al datore di lavoro inviare la domanda telematica all’INPS, indicando:
- i dipendenti coinvolti;
- i periodi di sospensione o riduzione;
- le cause della crisi;
- la durata prevista dell’intervento.
L’impresa deve anche informare le rappresentanze sindacali. L’INPS deve ancora pubblicare le istruzioni operative con i termini e la procedura da utilizzare. Il lavoratore può intanto chiedere all’azienda o ai rappresentanti sindacali se sarà inserito tra i dipendenti interessati.
Formazione e offerte di lavoro non possono essere ignorate
Chi riceve il sostegno viene iscritto automaticamente al SIISL e deve compilare il curriculum, il Patto di attivazione digitale e il Patto di servizio.
Senza un giustificato motivo, il lavoratore può perdere il trattamento se rifiuta un corso di formazione oppure un’offerta di lavoro considerata congrua. L’offerta deve prevedere un livello retributivo contrattuale non inferiore di oltre il 20%rispetto alle mansioni precedenti. Il luogo di lavoro o di formazione deve inoltre trovarsi entro 50 chilometri dalla residenza oppure essere raggiungibile mediamente in 80 minuti con i mezzi pubblici.
La tutela deriva dalla legge e non da uno specifico CCNL. Può quindi riguardare lavoratori ai quali si applicano contratti collettivi differenti, purché ricorrano tutti i requisiti previsti. Il decreto è già in vigore, ma dovrà essere convertito in legge entro 60 giorni e potrà subire modifiche durante l’esame parlamentare.

