Il rientro dalle ferie si apre subito con una grande mobilitazione nel settore metalmeccanico. Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato 8 ore di sciopero in tutti gli stabilimenti italiani di Electrolux, dopo due giorni di negoziato al ministero delle Imprese e del Made in Italy che non sono serviti a trovare un’intesa sul futuro del gruppo.
È una delle prime importanti mobilitazioni sindacali nazionali dopo la pausa estiva e riporta immediatamente al centro dell’attenzione le difficoltà dell’industria italiana. Data e articolazione delle 8 ore di astensione dal lavoro saranno stabilite successivamente. Nel frattempo continuerà lo stato di agitazione.
Restano sul tavolo 1.450 esuberi
Qualche modifica rispetto al piano originario c’è stata, ma per i sindacati non basta. Electrolux era partita da 1.719 esuberi e ora il numero sarebbe sceso a 1.450.
A rendere più pesante il quadro ci sono però anche 135 contratti a termine in scadenza che non verrebbero rinnovati. Inoltre, secondo i dati riportati dai sindacati, i dipendenti a tempo indeterminato sono già diminuiti da 4.279 ad aprile a 4.200 ad agosto, mentre altri 91 rapporti a termine sono arrivati a scadenza senza essere prorogati.
Il piano presentato a maggio prevedeva riduzioni di personale in tutti i principali stabilimenti: Porcia, Susegana, Forlì e Solaro, oltre alla chiusura di Cerreto d’Esi. L’azienda aveva motivato la ristrutturazione anche con il divario dei costi rispetto ai concorrenti extraeuropei, indicando fra i problemi il prezzo di acciaio, energia e lavoro.
Porcia e Susegana tra gli stabilimenti più colpiti
Con il piano aggiornato, particolarmente delicata resta la situazione di Porcia, dove gli esuberi sarebbero 463, suddivisi tra 208 addetti alla produzione e 255 lavoratori dello staff.
A Susegana sarebbero invece considerati eccedenti 240 operai e 180 impiegati. Per questi ultimi significherebbe coinvolgere circa la metà dell’attuale organico impiegatizio.
Ma c’è un altro elemento che alimenta lo scontro. Electrolux punta a rivedere gli accordi che regolano l’organizzazione del lavoro e che oggi fissano limiti alle cadenze delle linee di montaggio nei singoli siti. Tra le ipotesi discusse figura un incremento della produzione fino a 140 pezzi all’ora. A Porcia, secondo la Fiom locale, si passerebbe dagli attuali 94 pezzi orari fino a 140 a regime, contemporaneamente a una forte riduzione del personale.
Cerreto d’Esi verso la chiusura
Il punto sul quale la distanza appare ancora maggiore riguarda Cerreto d’Esi, nelle Marche. Electrolux ha confermato l’intenzione di chiudere lo stabilimento. Già prima della pausa estiva il piano indicava per il sito circa 170 esuberi.
Il confronto ripreso a settembre avrebbe dovuto verificare proprio la possibilità di modificare in maniera sostanziale il progetto iniziale. Dopo due giornate di trattativa, però, Fim, Fiom e Uilm ritengono insufficienti i passi compiuti dall’azienda.
I sindacati chiedono l’intervento diretto del ministro
Electrolux chiede parallelamente interventi per migliorare la competitività della produzione europea, compresa una revisione del CBAM, il meccanismo europeo legato alle emissioni incorporate nelle importazioni. Ma secondo i sindacati non è accettabile chiedere contemporaneamente sostegno alle istituzioni, maggiore produttività ai dipendenti e mantenere un piano con centinaia di eccedenze e una fabbrica destinata alla chiusura.
Per questo Fim, Fiom e Uilm considerano ormai terminata la fase puramente tecnica della trattativa e chiedono una nuova convocazione urgente con la presenza diretta del ministro Adolfo Urso e delle Regioni interessate.
Il settembre dei metalmeccanici comincia dunque con una vertenza nazionale pesante: dopo le ferie, Electrolux diventa uno dei primi grandi fronti di mobilitazione dell’autunno, con 8 ore di sciopero già proclamate e il futuro di migliaia di lavoratori ancora da definire.
Piccola accortezza: ho scritto “una delle prime importanti mobilitazioni sindacali nazionali dopo la pausa estiva” anziché affermare categoricamente che sia la prima in assoluto, perché quest’ultima formulazione sarebbe difficile da dimostrare considerando tutte le vertenze italiane.


