Oltre cinque milioni di lavoratori sono coinvolti nei contratti che prevedono premi di produttività. Il valore medio annuo raggiunge 1.757,97 euro, mentre cresce il numero degli accordi attivi. Un quadro che interessa anche i metalmeccanici, per i quali la contrattazione aziendale può integrare gli stipendi attraverso premi collegati ai risultati.
I dati del Ministero del Lavoro, aggiornati al 15 ottobre 2026, fotografano 18.951 contratti depositati e attivi: oltre mille in più rispetto a settembre.
Premi aziendali più alti: la media supera 1.900 euro
I lavoratori interessati salgono da 4.827.721 a 5.015.819, con un incremento mensile di 188.098 persone. Il premio medio, tuttavia, diminuisce di 41,29 euro rispetto alla precedente rilevazione.
La differenza riguarda il livello della contrattazione. Negli accordi aziendali il premio medio arriva a 1.909,07 euro, contro 1.031,34 euro negli accordi territoriali.
I contratti aziendali attivi sono 16.098 e coinvolgono 3.828.410 lavoratori. Quelli territoriali sono 2.853, per 1.187.409 beneficiari.
Per operai e impiegati metalmeccanici il dato suggerisce l’importanza degli accordi negoziati nella propria impresa. Le cifre indicate rappresentano medie generali: il report non identifica un premio medio specifico della metalmeccanica.
Tassazione all’1%: quali lavoratori possono beneficiarne
Dal 2026, sui premi agevolabili si applica un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali pari all’1%, entro il limite annuo di 5mila euro.
L’agevolazione riguarda i dipendenti privati, assunti sia a tempo determinato sia indeterminato, con reddito da lavoro dipendente dell’anno precedente non superiore a 80mila euro.
Non basta quindi chiamare una somma “premio”: devono essere rispettate le condizioni previste dalla disciplina, compresi gli obiettivi misurabili e verificabili e il deposito dell’accordo.
Per i metalmeccanici è utile controllare con l’azienda o la rappresentanza sindacale quali risultati determinano il pagamento e quale tassazione viene applicata. L’aliquota dell’1% riguarda il prelievo fiscale e non equivale all’esenzione dai contributi previdenziali.
Welfare in crescita, industria al 35%
Gli accordi che prevedono welfare aziendale raggiungono quota 12.549, crescendo del 7,7% rispetto al 2025 e superando quelli con obiettivi di redditività, fermi a 12.131.
Anche nelle imprese metalmeccaniche questo tema può riguardare servizi e prestazioni aggiuntive concordate in azienda. Occorre verificare le singole intese per conoscere eventuali possibilità di conversione del premio e condizioni applicabili.
L’industria rappresenta il 35% dei contratti attivi, mentre i servizi raggiungono il 64% e l’agricoltura l’1%. Il Nord concentra il 73% degli accordi: guida la Lombardia, con 5.335 contratti, seguita da Veneto ed Emilia Romagna.
Il premio resta legato all’accordo applicabile e ai risultati raggiunti: non costituisce un aumento automatico riconosciuto indistintamente a tutti i metalmeccanici.

