Ericsson ha ritirato la procedura di licenziamento collettivo che coinvolgeva 131 lavoratrici e lavoratori della sede di Genova. La decisione è stata comunicata il 5 ottobre durante il confronto convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Al posto dei licenziamenti, l’azienda ha annunciato l’apertura di un percorso basato su uscite volontarie, consensuali e incentivate. I dettagli economici e le modalità di adesione dovranno però essere definiti attraverso il confronto con i rappresentanti dei lavoratori.
Cosa cambia per i 131 dipendenti
Il ritiro blocca la procedura collettiva aperta da Ericsson nell’ambito del proprio piano di riorganizzazione. L’azienda non potrà quindi utilizzare quella procedura per licenziare i 131 dipendenti interessati.
Il Mimit ha spiegato che il nuovo percorso prevede esodi incentivati e volontari. Ericsson potrà proporre ai lavoratori di terminare il rapporto in cambio di un incentivo economico, ma ogni dipendente sarà libero di valutare se accettare.
Il ritiro dei licenziamenti non esclude dunque qualsiasi uscita dall’azienda. Cambia però il criterio: la riduzione del personale dovrebbe avvenire attraverso accordi consensuali e non mediante le 131 cessazioni previste dalla procedura ritirata.
Perché era nata la vertenza Ericsson
La procedura era stata avviata durante una riorganizzazione aziendale e riguardava esclusivamente la sede di Genova. La decisione aveva sollevato preoccupazioni non soltanto per i posti di lavoro, ma anche per il futuro del presidio tecnologico e di ricerca presente sul territorio.
I sindacati Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil avevano chiesto il ritiro dei licenziamenti e l’apertura di un confronto sulle prospettive industriali di Ericsson in Italia.
Prima del tavolo ministeriale, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha avuto un’interlocuzione con l’amministratore delegato di Ericsson Italia, Andrea Missori. Nel successivo incontro al Mimit, l’azienda ha confermato il ritiro della procedura.
Come funzionano le uscite incentivate
L’uscita incentivata richiede un accordo tra azienda e lavoratore. In cambio della cessazione consensuale del rapporto, il dipendente riceve una somma aggiuntiva rispetto alle normali competenze di fine rapporto.
Prima di firmare, il lavoratore deve conoscere:
- la data effettiva di cessazione;
- l’importo lordo e netto dell’incentivo;
- il pagamento di stipendio, ferie, permessi, tredicesima e TFR;
- le eventuali rinunce contenute nell’accordo;
- le conseguenze sulla NASpI e sulla futura pensione.
Il comunicato ministeriale non indica ancora gli importi degli incentivi né i lavoratori che potranno aderire. Non è quindi possibile stabilire quanto verrà offerto o quali condizioni saranno applicate.
Resta aperto il confronto sul futuro di Genova
Il ritiro dei licenziamenti elimina il rischio immediato collegato alla procedura collettiva, ma non risolve tutte le questioni industriali.
Ora azienda, Governo e sindacati dovranno discutere delle attività che resteranno a Genova, degli investimenti, dei carichi di lavoro e delle garanzie per chi continuerà a lavorare in Ericsson.
Il Governo ha dichiarato che continuerà a seguire la situazione. Per i dipendenti, il prossimo passaggio sarà conoscere le condizioni delle uscite volontarie e il progetto industriale previsto per la sede genovese.


