Installatori e manutentori elettrici e meccanici, pronti a inserirsi nei reparti produttivi delle acciaierie italiane dopo un percorso di formazione mirato. È questa la novità che riguarda 30 tecnici arrivati dal Marocco, selezionati per rispondere alle esigenze delle imprese siderurgiche. Il progetto punta a mettere in contatto lavoratori già qualificati nel loro Paese con aziende italiane che faticano a reperire personale specializzato, attraverso una preparazione linguistica e professionale costruita prima e dopo l’arrivo in Italia.
Dall’estero arrivano 30 tecnici per la siderurgia italiana
I primi 30 lavoratori marocchini sono arrivati in Italia nell’ambito di «Ponti d’acciaio – Percorsi di mobilità internazionale per la siderurgia italiana», un progetto promosso da Riconversider, ente di formazione e consulenza di Federacciai, insieme all’agenzia per il lavoro Umana. L’iniziativa rientra nel programma THAMM Plus, finanziato dall’Unione europea e realizzato con il coinvolgimento dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni e delle istituzioni competenti.
L’obiettivo è rispondere alla difficoltà delle imprese nel trovare competenze tecniche adeguate, soprattutto in un comparto in cui la manutenzione degli impianti e la continuità della produzione richiedono personale preparato.
I 30 tecnici sono già qualificati nei rispettivi ambiti professionali in Marocco. Il loro arrivo in Italia rappresenta quindi una nuova fase di un percorso che non si limita alla selezione dei candidati, ma prevede una preparazione specifica prima dell’inserimento nelle aziende.
Come funziona la formazione: 120 ore in Marocco e 240 in Italia
Il percorso formativo è stato organizzato in due fasi, con attività svolte sia nel Paese d’origine sia in Italia. In Marocco i partecipanti hanno seguito 120 ore di formazione, dedicate alla lingua italiana fino al livello A1, all’educazione civica e alla sicurezza. Dopo l’arrivo in Italia, il programma prosegue con altre 240 ore di formazione. Questa seconda fase serve a rafforzare la conoscenza della lingua italiana fino al livello A2 e ad acquisire le competenze tecniche necessarie per lavorare nel contesto produttivo italiano.
La preparazione comprende anche attività sulla sicurezza e sui comportamenti da adottare nei diversi reparti industriali. Si tratta di un passaggio importante per chi deve inserirsi in stabilimenti siderurgici, dove si utilizzano macchinari e impianti complessi e occorre rispettare procedure precise.
Il percorso complessivo prevede quindi almeno 360 ore di formazione tra Marocco e Italia, senza contare eventuali ulteriori attività previste per completare l’inserimento professionale.
Quali mansioni svolgeranno i lavoratori marocchini
Al termine della formazione italiana, i 30 tecnici saranno inseriti in ruoli di installazione e manutenzione elettrica e meccanica nelle aziende siderurgiche coinvolte. Gli installatori si occupano, in generale, del montaggio e dell’installazione di componenti e impianti, seguendo le indicazioni tecniche e le procedure di sicurezza. I manutentori intervengono invece sugli impianti per controllarne il funzionamento, individuare eventuali guasti e contribuire a mantenere le attrezzature efficienti.
In una realtà industriale come quella siderurgica, queste attività sono essenziali per ridurre i fermi produttivi e garantire il funzionamento degli impianti. Le mansioni effettive saranno naturalmente definite in base alle competenze individuali e alle esigenze delle imprese di destinazione.
Il progetto non prevede quindi l’arrivo di lavoratori senza preparazione, ma l’inserimento di tecnici già qualificati che completano il proprio percorso con una formazione linguistica e professionale mirata al mercato italiano.
Le sette aziende siderurgiche che accoglieranno i tecnici
Al termine della formazione, i 30 lavoratori saranno inseriti in sette realtà della siderurgia italiana:
- Gruppo Feralpi,
- Gruppo Duferco,
- Gruppo Marcegaglia,
- AFV Beltrame,
- Gruppo Acciaierie Venete,
- ABS Acciaierie Bertoli Safau,
- Gruppo Asonext.
La scelta di coinvolgere più gruppi industriali permette di distribuire i lavoratori in base ai fabbisogni delle singole aziende e di sperimentare un modello di reclutamento internazionale collegato direttamente alle esigenze produttive. Per le imprese, il vantaggio atteso è poter contare su competenze tecniche difficili da reperire attraverso i canali di selezione tradizionali. Per i lavoratori, invece, il progetto offre un percorso organizzato di accesso al mercato del lavoro italiano.
Dal Ghana, Argentina e Marocco: la mobilità internazionale entra nella metalmeccanica
Quello dei tecnici marocchini non è il primo esempio di reclutamento internazionale per il settore industriale italiano. Negli ultimi anni sono stati avviati anche altri progetti per portare nelle imprese lavoratori formati all’estero.
Un esempio è il progetto Ghana, che nel 2025 ha previsto l’arrivo di 300 operai già formati da impiegare nelle aziende metalmeccaniche del Friuli Venezia Giulia. Oppure il progetto “Ready to work” messo in campo dalla Provincia di Trento che accolto un centinaio di lavoratori dall’Argentina nei settori turismo e alberghi, autotrasporti merci e persone, meccanica e riparazioni. In entrambi i casi, l’obiettivo era mettere in contatto le necessità delle imprese con lavoratori preparati e selezionati nel Paese d’origine.
Le iniziative di questo tipo mostrano come la mobilità internazionale possa diventare uno strumento per affrontare la difficoltà di reperire personale, soprattutto quando si cercano competenze tecniche specifiche.
Il progetto «Ponti d’acciaio» punta ora a consolidare questo modello nella siderurgia, attraverso la collaborazione tra aziende, enti di formazione e agenzie per il lavoro. L’esperienza potrebbe essere replicata in futuro anche per altre professionalità e con lavoratori provenienti da altri Paesi, sulla base delle necessità espresse dalle imprese italiane.

