Lunedì 12 ottobre i lavoratori dell’ex Ilva si fermeranno per 24 ore in tutti i siti del gruppo. Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato lo sciopero dopo l’incontro dell’8 ottobre a Palazzo Chigi, giudicato privo di risposte sul futuro industriale e occupazionale. La mobilitazione riguarda Ilva in amministrazione straordinaria, Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria e l’indotto.
Al centro della protesta c’è la distanza tra le richieste sindacali e i contenuti del confronto con il Governo. Secondo le tre organizzazioni, la discussione si è concentrata sugli ammortizzatori sociali destinati ai dipendenti dei diversi stabilimenti, senza indicare un percorso credibile per tornare alla produzione.
Cassa integrazione senza un progetto di ripartenza
Nel comunicato del 9 ottobre, i sindacati denunciano l’assenza di un confronto su un programma capace di tenere insieme salvaguardia dei posti di lavoro, protezione dei salari e recupero ambientale.
La contestazione non riguarda soltanto la gestione dell’emergenza. Fim, Fiom e Uilm chiedono di chiarire come attraversare la crisi e quali attività produttive potranno garantire lavoro durante il passaggio verso una siderurgia decarbonizzata.
Già nel documento unitario del 31 luglio 2026, le organizzazioni avevano sollecitato un intervento nazionale per mettere in sicurezza e rilanciare l’intero gruppo, accompagnando gli investimenti industriali con misure sociali dedicate ai dipendenti.
Semilavorati e prepensionamenti: le risposte mancanti
Uno dei punti rimasti senza riscontro riguarda, secondo i sindacati, l’acquisto di semilavorati per riattivare le lavorazioni a freddo. Una soluzione richiesta per alimentare le linee di finitura di Taranto, Genova, Novi Ligure, Racconigi e degli altri impianti.
Nessuna indicazione sarebbe arrivata neppure sugli strumenti straordinari per sostenere il personale: pensionamenti anticipati, uscite volontarie incentivate e percorsi di formazione finalizzati a una ricollocazione certa nelle future attività decarbonizzate.
Per le sigle metalmeccaniche, la trasformazione produttiva deve offrire opportunità occupazionali e non scaricare sui lavoratori il costo della transizione.
Investimenti pubblici e futuro di tutti gli stabilimenti
La piattaforma sindacale richiama la necessità di un ruolo diretto dello Stato e di finanziamenti pubblici, affiancati, dove possibile, da capitali privati. Le risorse dovrebbero trovare spazio già nella manovra per il 2027.
Il rilancio, inoltre, deve comprendere tutta la rete industriale: Taranto, Genova, Novi Ligure, Racconigi, Salerno e Marghera, insieme alle funzioni della sede milanese. L’integrazione tra questi siti viene considerata essenziale per la tenuta del gruppo.
Lo sciopero del 12 ottobre potrebbe rappresentare soltanto la prima iniziativa: Fim, Fiom e Uilm non escludono ulteriori giornate di protesta, anche attraverso mobilitazioni organizzate nei singoli territori.

