La fermata degli impianti dell’ex Ilva apre una nuova fase di incertezza per i metalmeccanici e per i lavoratori delle imprese esterne. Il Governo prepara un decreto legge con circa 125 milioni di euro per gli ammortizzatori sociali, destinati sia ai dipendenti diretti sia al personale dell’indotto e degli appalti. La copertura annunciata arriva fino a giugno 2027, ma le misure devono ancora essere formalizzate.
Al centro dell’intervento ci sono due strumenti diversi: la cassa integrazione in deroga per le aziende esterne e l’integrazione del trattamento di cassa straordinaria per i dipendenti di Acciaierie d’Italia e Ilva.
Cassa integrazione: come saranno divisi i 125 milioni
Dal confronto dell’8 ottobre a Palazzo Chigi tra Governo e sindacati è emersa questa ripartizione:
- 80 milioni di euro per la cassa integrazione in deroga destinata al personale dell’indotto e degli appalti;
- circa 45 milioni di euro per integrare la cassa straordinaria dei dipendenti di Acciaierie d’Italia e Ilva.
Per i metalmeccanici coinvolti, la distinzione è importante: non si tratta di un unico stanziamento da distribuire indistintamente, ma di risorse rivolte a platee differenti.
Gli importi indicati rappresentano le coperture complessive delle misure, non somme spettanti a ciascun lavoratore. Per conoscere condizioni, modalità e trattamento applicabile bisognerà attendere il testo del decreto.
Altri 4.200 lavoratori: l’estensione resta da finanziare
Il Governo sta valutando anche un ulteriore ampliamento della cassa integrazione straordinaria, che potrebbe interessare altri 4.200 lavoratori. Sono inoltre allo studio possibili esodi incentivati.
Questi interventi, però, non risultano ancora definiti: il nodo riguarda le risorse necessarie. Occorre quindi distinguere il pacchetto da 125 milioni annunciato per il prossimo decreto dalle ulteriori ipotesi sul tavolo.
Per i lavoratori non è ancora possibile considerare acquisita né l’estensione della Cigs né l’apertura di nuovi percorsi di uscita incentivata.
Perché gli stabilimenti si fermano
A Taranto, dopo l’ultima colata dell’altoforno 2, l’impianto è stato portato al minimo tecnico senza produzione. Dal 9 ottobre scatta la sospensione delle attività produttive dell’area a caldo. Per Genova e Novi Ligure è stata comunicata una fermata temporanea generale entro il 15 novembre.
Pesano l’esaurimento delle materie prime e il provvedimento della Corte d’Appello di Milano che impone lo stop dell’area a caldo.
L’udienza in Cassazione è fissata per il 20 ottobre. Il Governo valuta nel frattempo la possibilità di mantenere gli impianti in riscaldo, per evitare danni che possano compromettere un’eventuale ripartenza. Anche da questo passaggio dipenderanno le prospettive produttive e occupazionali dei metalmeccanici.

