Sono 105.228 i lavoratori metalmeccanici coinvolti nelle crisi aziendali censite dalla Fim Cisl. Un numero che diminuisce rispetto alla precedente rilevazione, ma che non basta a parlare di ripresa: dietro il calo possono esserci anche dipendenti che, esauriti gli ammortizzatori sociali, hanno perso il posto e non compaiono più tra i cassintegrati.
Il rapporto sul primo semestre 2026, con un conteggio delle persone coinvolte aggiornato ad agosto, fotografa le difficoltà di 1.078 imprese. Automotive, siderurgia ed elettrodomestici restano i comparti più esposti, mentre energia cara, ordini insufficienti e difficoltà di accesso al credito continuano a comprimere l’attività produttiva.
Meno lavoratori coinvolti, ma la crisi diventa strutturale
A dicembre 2025 il monitoraggio sindacale registrava 115.397 addetti interessati dalle crisi: la riduzione è quindi di 10.169 persone. Il dato va però letto insieme alla composizione della cassa integrazione.
Secondo i dati INPS riportati dalla Fim, nel primo semestre le ore autorizzate nel settore metalmeccanico e siderurgico sono passate da 158,9 a 123,7 milioni rispetto al confronto annuale indicato nel rapporto. Prevale però la componente straordinaria: 73,1 milioni di ore, contro i 50,6 milioni di quella ordinaria.
Una distribuzione che segnala difficoltà legate sempre più a ristrutturazioni e crisi industriali, oltre alle oscillazioni temporanee delle commesse. Per i lavoratori significa affrontare sospensioni e riduzioni dell’orario dentro vertenze dalle prospettive spesso incerte.
Piccole imprese e indotto pagano il prezzo più alto
Nel campione figurano 685 aziende con meno di 50 dipendenti e 393 di dimensioni superiori. Le realtà più piccole dispongono di margini finanziari ridotti e incontrano maggiori ostacoli quando devono investire o sostenere lunghi periodi di produzione rallentata.
La Fim segnala costi del credito che possono arrivare al 10%, insieme al peso delle bollette e delle materie prime.
Le conseguenze attraversano numerose lavorazioni: componentistica automobilistica, cablaggi, stampaggio, tornitura, fonderie e zincatura. Il ridimensionamento dei grandi committenti si trasferisce così lungo la filiera, raggiungendo aziende meno conosciute ma essenziali per l’occupazione dei territori.
Auto, elettrodomestici e acciaio: le vertenze aperte
Nell’automotive, il recupero produttivo segnalato per Stellantis non elimina le preoccupazioni, soprattutto per Cassino e per i fornitori legati alle motorizzazioni tradizionali.
Negli elettrodomestici, le riorganizzazioni di Beko ed Electrolux si ripercuotono sulle imprese che realizzano componenti e semilavorati. Secondo il rapporto, la nuova proposta Electrolux prevede 1.250 esuberi da affrontare attraverso uscite volontarie incentivate e investimenti per 90 milioni di euro.
Nella siderurgia restano aperti i nodi ex Ilva, Piombino e Sider Alloys. Alle grandi vertenze si aggiungono le difficoltà delle fonderie minori, particolarmente sensibili al prezzo dell’elettricità.
Uliano: energia e investimenti devono diventare priorità
Per il segretario generale Fim Cisl, Ferdinando Uliano, servono misure durature sulle bollette e risorse dedicate alle filiere in trasformazione. Il sindacato chiede al Governo e all’Europa politiche industriali capaci di accompagnare gli investimenti e sostenere la reindustrializzazione.
Un’ulteriore attenzione riguarda l’intelligenza artificiale: anche nell’ICT, comparto in espansione, il rapporto segnala riorganizzazioni con riduzioni del personale. La richiesta è coinvolgere i rappresentanti dei lavoratori nelle scelte tecnologiche, affinché innovazione e produttività sostengano anche l’occupazione.


