Per chi lavora nell’industria siderurgica e nell’indotto, i prossimi mesi saranno decisivi. Tra stabilimenti che rallentano, aziende in difficoltà e lavoratori in cassa integrazione, arrivano nuove misure che riguardano sia chi rischia di perdere il reddito sia chi potrebbe trovare una nuova occupazione.
Il decreto-legge n. 185/2026, in vigore dal 17 ottobre, interviene su tre fronti:
- sostegno economico ai lavoratori delle imprese in crisi,
- risorse aggiuntive per chi è coinvolto nella cassa integrazione di Acciaierie d’Italia,
- incentivi per le aziende che assumono a tempo indeterminato personale proveniente dal gruppo siderurgico.
Ma non mancano condizioni da rispettare per mantenere i benefici. Vediamoli meglio.
Cassa integrazione e integrazione al reddito: chi può ricevere il sostegno fino a giugno 2027
La prima misura riguarda i lavoratori delle imprese dell’indotto che si trovano in difficoltà a causa della crisi della società committente sottoposta ad amministrazione straordinaria. Quando lo stabilimento principale riduce o interrompe l’attività, infatti, le conseguenze possono ricadere anche sulle imprese esterne che lavorano per il sito produttivo. Per esempio, le aziende che effettuano lavorazioni e manutenzioni degli impianti o i fornitori di servizi industriali e logistici.
Per questi lavoratori è prevista un’integrazione al reddito, riconosciuta dall’INPS, per il periodo compreso tra il 1° ottobre 2026 e il 30 giugno 2027.
Il trattamento è di importo pari a quello della cassa integrazione e comprende la contribuzione figurativa, utile ai fini pensionistici. La procedura è semplificata e, per le aziende interessate, non è previsto il pagamento del contributo addizionale.
La misura serve quindi a sostenere economicamente i lavoratori coinvolti nelle difficoltà produttive, evitando che la crisi della società committente si traduca in una perdita immediata di reddito per chi opera nell’indotto. Il provvedimento interessa anche i dipendenti di ADI Servizi Marittimi.
Acciaierie d’Italia, 45 milioni per integrare la cassa integrazione nel 2026 e 2027
Il secondo intervento riguarda direttamente i lavoratori di Acciaierie d’Italia che sono in cassa integrazione straordinaria nel biennio 2026-2027. Per loro sono stati stanziati 45 milioni di euro, destinati a integrare il trattamento di cassa integrazione. L’obiettivo è offrire un sostegno economico aggiuntivo ai dipendenti coinvolti nella difficile fase industriale.
Anche in questo caso, la misura si inserisce in un contesto che interessa non soltanto gli stabilimenti siderurgici, ma anche i lavoratori e le attività collegate alla produzione dell’acciaio.
Il decreto prevede inoltre la possibilità di coinvolgere i lavoratori in progetti di pubblica utilità realizzati insieme agli enti del territorio. Si tratta di attività che potrebbero affiancare il periodo di sospensione dal lavoro, attraverso iniziative concordate con le amministrazioni locali.
Assunzioni a tempo indeterminato: 20.000 euro alle aziende che assumono ex Ilva
Il terzo intervento è rivolto alle imprese private che assumono lavoratori provenienti da Acciaierie d’Italia o da Ilva in amministrazione straordinaria.
Per le assunzioni a tempo indeterminato effettuate dal 1° novembre 2026 al 31 dicembre 2027, il decreto prevede due incentivi:
- l’esonero totale dai contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per 24 mesi, fino a un massimo di 8.000 euro all’anno;
- un contributo di 20.000 euro per ogni lavoratore assunto.
L’obiettivo è favorire il reinserimento occupazionale dei dipendenti coinvolti nella crisi siderurgica, incentivando le imprese a offrire contratti stabili. Per esempio, un’azienda metalmeccanica che decide di assumere a tempo indeterminato un lavoratore proveniente da Acciaierie d’Italia potrebbe beneficiare delle agevolazioni, purché rispetti tutte le condizioni previste.
Tra gli obblighi a carico dell’impresa ci sono il mantenimento del lavoratore in servizio per almeno 48 mesi e il rispetto del trattamento economico previsto dal decreto-legge n. 62/2026 in materia di salario giusto. È inoltre richiesto che l’azienda non abbia effettuato licenziamenti per giustificato motivo oggettivo nei sei mesi precedenti nella stessa unità produttiva. Se le condizioni non vengono rispettate, il contributo può essere revocato e l’INPS può procedere al recupero delle somme.
Il decreto precisa inoltre che il contributo non deve produrre effetti negativi sulla pensione del lavoratore. Per i dipendenti interessati, quindi, la misura punta a favorire un nuovo impiego stabile senza penalizzare la posizione previdenziale.
Nel complesso, il provvedimento combina sostegni al reddito, strumenti di attivazione lavorativa e incentivi alle assunzioni. Per i metalmeccanici dell’indotto e per chi proviene dagli stabilimenti siderurgici coinvolti nella crisi, sarà importante verificare la propria situazione contrattuale e le condizioni specifiche previste per accedere ai benefici.


