Il 23 maggio è in calendario una nuova giornata di lotta nel settore metalmeccanico: otto ore di sciopero nazionale. Una risposta che arriva mentre il tavolo per il rinnovo del contratto resta senza sbocchi.
A indire la mobilitazione è USB – Lavoro Privato, Categoria Operaia dell’Industria, organizzazione non firmataria dell’attuale CCNL, che critica duramente le proposte presentate da Federmeccanica e Assistal.
ESG solo nel nome: “nessuna tutela per i salari”
Il contratto proposto, ribattezzato dalle controparti datoriali con l’etichetta ESG (Environment, Social, Governance), viene definito da USB una copertura moderna per contenuti arretrati. Il motivo? Niente aumenti certi, solo strumenti condizionati da parametri aziendali.
Secondo il sindacato, la piattaforma presentata prevede:
- 700 euro lordi annui dal 2026, ma solo per i lavoratori di aziende con utili elevati e in crescita;
- la sostituzione degli scatti di anzianità con un “Elemento di Continuità Professionale” che non garantisce reali aumenti progressivi;
- un innalzamento dei flexible benefits a 400 euro, utilizzabili solo per spese specifiche e completamente esentasse.
“Per la serie: i soldi non ci sono mai, tranne quando si possono detassare completamente”, si legge nel comunicato.
Crisi salariale e fallimento del modello IPCA depurato
I dati parlano chiaro. L’OCSE rileva che i salari reali in Italia sono scesi del 6,9% tra il 2019 e il 2023, il calo più grave tra i Paesi industrializzati. L’ILO conferma che il potere d’acquisto dei lavoratori italiani è tra i più erosi d’Europa.
USB attacca direttamente il modello contrattuale sottoscritto nel 2016 da FIM, FIOM e UILM, tuttora in vigore: “Non tutela i salari e ha contribuito al loro crollo”. Al centro della critica c’è l’utilizzo dell’IPCA depurato, che esclude energia, carburanti e altre voci chiave della spesa familiare.
Una spaccatura che si allarga
Anche se USB non siede al tavolo negoziale, è attiva in diverse realtà industriali del Paese. La scelta di proclamare lo sciopero evidenzia un ulteriore livello di scontro, in un contesto segnato dalla mancata apertura di Federmeccanica e Assistal a un accordo.
Intanto, FIM, FIOM e UILM hanno già messo in campo 32 ore di sciopero complessive da inizio trattativa. Il passo di USB spinge ulteriormente verso la rottura del quadro negoziale tradizionale.
“Basta rinnovi al ribasso, basta compromessi sulla pelle di chi produce ricchezza ogni giorno”, scrive il sindacato. L’appuntamento è fuori dalle fabbriche, il 23 maggio per 8 ore di sciopero nazionale.

![”Colpevoli di Avere la Scala Mobile nel Contratto: Ecco perchè Federmeccanica Non Rinnova”. Su Rai3 parla De Palma [FIOM]](https://metalmeccanicinews.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_1734-1068x806.jpeg)
