La crisi dell’ex Ilva entra nella fase più drammatica dopo la rottura definitiva del tavolo a Palazzo Chigi. Il confronto, ripreso per pochi minuti dopo la sospensione, è saltato quando il Governo ha confermato integralmente il piano industriale, senza proporre alcuna forma di nazionalizzazione — neppure parziale — degli asset strategici. Una scelta che, secondo i sindacati, condanna a morte l’azienda e migliaia di lavoratori. Per questo Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato lo sciopero generale di 24 ore in tutti gli stabilimenti siderurgici. Un passaggio che segna il punto di non ritorno della vertenza.
Il piano dell’esecutivo taglia l’azienda e aumenta la Cig
Il Governo conferma l’aumento della cassa integrazione fino a 6mila lavoratori entro gennaio. Questo collegamento diretto con il ridimensionamento industriale viene letto dai sindacati come l’avvio dello smantellamento definitivo del gruppo. Nessun accenno a un intervento pubblico, nessuna ipotesi di ingresso statale a tutela degli impianti strategici. Solo la conferma della linea già annunciata.
Formazione per pochi, disoccupazione per migliaia
L’esecutivo propone 93mila ore di formazione per 1.550 lavoratori. Un numero minimo rispetto alle migliaia che finiranno in cassa integrazione senza alcuna prospettiva. Questa scelta si collega al malessere espresso dai sindacati: chi non rientra nel programma formativo viene di fatto condannato alla disoccupazione. Senza un piano industriale, la formazione diventa un paravento.
Novi Ligure e Genova verso la chiusura
La conferma dello stop agli impianti del Nord ha fatto esplodere la tensione. Novi Ligure e Genova vengono di fatto condannati alla chiusura. Il Governo parla di verticalizzazione su Taranto, ma i sindacati denunciano la riduzione irreversibile del perimetro produttivo. Il collegamento con le decisioni precedenti mostra un disegno chiaro: fermare gli impianti e gestire il declino.
“È un disastro”: scatta lo sciopero nazionale
Michele De Palma parla di “rottura totale”. Rocco Palombella definisce il piano “un disastro annunciato”. Ferdinando Uliano vede una strategia che “condanna l’intero gruppo”. Da domani parte lo sciopero nazionale dei metalmeccanici.


