Dal 1° gennaio 2026 entrano in vigore nuove misure a sostegno dei lavoratori affetti da patologie oncologiche, croniche o invalidanti. Si tratta di interventi che rafforzano le tutele già esistenti, introducendo permessi retribuiti per visite ed esami e strumenti per favorire l’inserimento e la permanenza nel lavoro. L’obiettivo è ridurre il peso della malattia anche sul piano lavorativo e garantire maggiore continuità occupazionale.
Permessi retribuiti per visite ed esami: chi può beneficiarne
La novità principale riguarda i permessi retribuiti: fino a 10 ore annue per effettuare visite mediche, esami e cure. Il diritto spetta ai lavoratori dipendenti, pubblici e privati, compresi colf e badanti, affetti da patologie oncologiche o da malattie croniche e invalidanti con un grado di invalidità almeno pari al 74%.
I permessi sono riconosciuti anche ai genitori con figli minorenni nelle stesse condizioni, con un monte ore autonomo per ciascun genitore. L’indennità è pari al 66,66% della retribuzione ed è anticipata dal datore di lavoro.
Per accedere alla misura è necessario avere una prescrizione medica e presentare successivamente l’attestazione della prestazione sanitaria effettuata. Lo ha chiarito INPS con la circolare 152/2025.
Politiche attive e strumenti per favorire il lavoro
Accanto ai permessi, vengono rafforzate le politiche attive per sostenere chi è colpito da malattia. Tra gli strumenti disponibili rientrano il programma GOL, il Fondo nuove competenze e l’assegno di inclusione.
Queste misure puntano a facilitare il reinserimento lavorativo, la riqualificazione professionale e l’adattamento delle mansioni. È previsto anche il diritto all’accomodamento ragionevole, cioè modifiche organizzative e ambientali sul posto di lavoro per consentire al lavoratore di continuare l’attività senza aggravare la propria condizione.
Quando è possibile lasciare il lavoro: assegno e pensione di inabilità
Nei casi più gravi restano le tutele previdenziali già esistenti. L’assegno ordinario di invalidità è riconosciuto ai lavoratori con capacità lavorativa ridotta a meno di un terzo, a fronte di specifici requisiti contributivi.
La pensione di inabilità, invece, spetta a chi si trova nell’assoluta impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa. In questo caso è prevista anche un’integrazione contributiva figurativa che aumenta l’anzianità utile ai fini pensionistici.
Queste misure completano il sistema di protezione, offrendo una rete di sicurezza nei casi in cui la prosecuzione dell’attività lavorativa non sia più possibile.


