Dal 7 aprile scatta una svolta per il settore artigiano: l’utilizzo dei termini “artigianato” e “artigianale” sarà consentito esclusivamente alle imprese regolarmente iscritte all’Albo delle imprese artigiane. Una misura immediatamente operativa prevista dalla legge delega per la tutela e la valorizzazione dell’artigianato, che introduce regole più stringenti contro pratiche scorrette diffuse negli ultimi anni (art. 16, legge 34/26).
L’obiettivo è chiaro: fermare l’uso improprio di queste definizioni da parte di aziende che non possiedono i requisiti richiesti, creando concorrenza sleale e confusione per i consumatori.
Sanzioni fino all’1% del fatturato per chi viola le regole
La novità non è solo formale. Per chi utilizzerà impropriamente le diciture “artigianale” o “artigianato” sono previste sanzioni pesanti: almeno 25 mila euro, ma l’importo può salire fino all’1% del fatturato annuo dell’impresa, se superiore.
Si tratta quindi di un intervento incisivo, pensato per colpire soprattutto le realtà più strutturate che sfruttano impropriamente l’immagine dell’artigianato per finalità commerciali.
I requisiti per essere davvero impresa artigiana
Per essere iscritti all’Albo, le imprese devono rispettare precisi criteri. In primo luogo, devono avere come attività prevalente la produzione di beni o la prestazione di servizi, escludendo quindi attività agricole, commerciali o di intermediazione.
Fondamentale è anche il ruolo del titolare, che deve partecipare direttamente al processo produttivo con lavoro personale e professionale. Inoltre, la normativa prevede limiti dimensionali, in particolare sul numero massimo di dipendenti, che variano in base al settore.
Questi requisiti distinguono chiaramente l’artigianato dall’industria di massa.
Tutelare il settore e favorire il ricambio generazionale
La stretta rappresenta un passo importante per proteggere un comparto strategico del Made in Italy, in particolare nei segmenti artistici e di eccellenza. Tuttavia, resta aperta la questione del ricambio generazionale.
Per questo cresce la richiesta di interventi pubblici a sostegno dell’apprendistato, con incentivi per i giovani e riduzione dei costi per i maestri artigiani. Una sfida decisiva per evitare il declino di un patrimonio produttivo e culturale unico.


