Un nuovo caso di evasione fiscale riaccende i riflettori sui controlli della Guardia di Finanza nel Lazio. Questa volta al centro dell’indagine c’è un’autofficina, dove sarebbe stato messo in piedi un sistema strutturato per nascondere parte dei ricavi al fisco.
L’operazione ha portato alla denuncia del titolare e al sequestro di documentazione ritenuta fondamentale per ricostruire il volume reale degli affari.
Il sistema: lavori in nero e pagamenti in contanti
Secondo quanto emerso dalle verifiche, il meccanico avrebbe utilizzato una doppia contabilità. Accanto ai registri ufficiali, infatti, sarebbe stata trovata una documentazione parallela utilizzata per annotare le operazioni non dichiarate.
Il meccanismo era semplice ma efficace. Alcuni clienti pagavano le riparazioni in contanti, senza fattura, ottenendo anche sconti fino al 20%. In questo modo, una parte consistente degli incassi rimaneva completamente fuori dai circuiti fiscali.
A rendere possibile il sistema, secondo gli investigatori, anche la collaborazione di fornitori compiacenti, che avrebbero ceduto pezzi di ricambio senza la necessaria tracciabilità.
Ricavi nascosti per circa 600mila euro
Le indagini hanno permesso di ricostruire un’evasione significativa. I finanzieri hanno infatti contestato ricavi non dichiarati per circa 600mila euro.
Le dichiarazioni fiscali dell’attività sono risultate “infedeli” per tutti gli anni oggetto di controllo.
La documentazione raccolta è stata sequestrata e ora sarà al centro degli approfondimenti della magistratura, che dovrà valutare le responsabilità penali del titolare.
Concorrenza sleale e controlli sempre più serrati
Oltre al danno per le casse dello Stato, il caso evidenzia un altro aspetto rilevante: la concorrenza sleale. Attività che operano in nero possono praticare prezzi più bassi, penalizzando chi rispetta le regole.
Proprio per questo motivo i controlli della Guardia di Finanza si stanno intensificando, soprattutto nei settori più esposti al rischio di evasione.
Resta ora da chiarire l’esito giudiziario della vicenda. Come previsto dalla legge, per l’indagato vale il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale condanna definitiva.


