Il decreto del 1° maggio è stato approvato dal Consiglio dei Ministri riunito alle 16:30 del 28 aprile, introducendo alcune modifiche rilevanti rispetto alle bozze circolate nei giorni precedenti. In particolare, il Governo ha scelto di non confermare le ipotesi più incisive sugli aumenti salariali automatici, mantenendo un impianto più prudente sul tema della carenza contrattuale.
Arriverà però un Anticipazione forfettaria dopo 12 mesi di negoziati senza arrivare ad un accordo per il rinnovo del CCNL.
Niente aumenti automatici dalla scadenza del contratto
Nelle versioni tecniche del 27 aprile era prevista una misura di forte impatto: gli aumenti salariali sarebbero dovuti decorrere dalla scadenza naturale del CCNL, eliminando di fatto il vuoto di tutele che oggi si crea tra un contratto scaduto e il suo rinnovo.
Questa impostazione avrebbe avuto effetti immediati soprattutto per i lavoratori metalmeccanici delle PMI, il cui contratto è scaduto da quasi due anni. In quel caso, l’introduzione di una indennità provvisoria di retribuzione avrebbe garantito un recupero economico durante la fase di stallo negoziale. Tuttavia, questa soluzione è stata esclusa dal testo approvato.
Confermata solo l’anticipazione del 30% dell’IPCA
Il decreto conferma invece un meccanismo più limitato: dopo 12 mesi dalla scadenza del CCNL senza rinnovo, scatta una anticipazione forfettaria pari al 30% della variazione dell’IPCA.
Si tratta di una misura che introduce un costo per il ritardo nei rinnovi, ma che non elimina la carenza contrattuale in modo strutturale (come annunciato nella bozza del 27 aprile).
Effetti diversi tra industria e artigianato
Per i lavoratori metalmeccanici dell’industria (Federmeccanica-Assistal, Unionmeccanica-Confapi, Confimi, Federorafi, Cooperative), questa norma non avrà alcun effetto, né oggi né in futuro. I CCNL dell’industria prevedono già clausole di garanzia che riconoscono l’IPCA piena, quindi più favorevole rispetto al 30% previsto dal decreto.
Diverso è invece il caso del settore artigiano. Qui il ritardo nei rinnovi potrà avere un impatto concreto sulle imprese: trascorsi 12 mesi, dovranno comunque riconoscere il 30% dell’IPCA ai lavoratori in attesa del rinnovo. Una novità che introduce un costo certo e che potrebbe accelerare le trattative nei comparti oggi più in difficoltà.


